METRO’ A ROMA / LE GIRAVOLTE DEL CAMPIDOGLIO SULLA LINEA C

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Accese polemiche sui lavori per la linea C del metrò a Roma, proprio mentre viene tenuta a battesimo la nuova stazione di San Giovanni.

Meglio tardi che mai. Un fiocco atteso da sette anni, almeno dal 2011, secondo il cronoprogramma allegato al capitolato d’appalto. Ma sempre rinviato, e anche negli ultimi mesi. Adesso la sindaca 5 Stelle Virginia Raggi può dar libero sfogo alla sua esultanza: “La metro C va avanti – annuncia – arriveremo fino alla Farnesina. Lo vogliono i romani”.

Rincara la dose il presidente della commissione Trasporti del Campidoglio, il Pd Enrico Stefàno: “Il prolungamento della linea C  fino alla Farnesina e oltre è stata l’infrastruttura più votata dai cittadini sul sito dedicato al Pums, il piano urbano di mobilità sostenibile”.

Un ribaltone di 180 gradi. Lo stesso movimento che poco meno di 5 anni fa, a settembre 2013, aveva presentato in assemblea comunale una mozione ad hoc per fermare i lavori metro a San Giovanni adesso spinge con forza per il prolungamento.

Ma quali erano i motivi, allora, di quel no? Costi più che raddoppiati e tempi infiniti, come nei copioni dei “peggio metrò” (e del peggio delle infrastrutture): a partire da quello made in Napoli, partito più di 40 anni fa, nel 1976, e ancora lontano dall’ultimazione dei lavori, con costi ormai incalcolabili.

Calcolano ora all’assessorato per la Mobilità in Campidoglio: “Il prolungamento della linea C dopo la stazione Colosseo è già stato inserito nel Def  lo scorso anno e Roma Metropolitana ha prodotto un preliminare di revisione del progetto con le ipotesi di avanzamento. E’ qualcosa che dobbiamo alla città”.

Dal canto suo Italia Nostra va avanti nel manifestare forti perplessità: “Perchè si finge di ignorare l’impossibilità tecnica di progettare uscite per la metro C a piazza Venezia, a Torre Argentina e a Corso Vittorio? Perchè ci si inventa la fermata a Navona?”.

Sul fronte dei costi e delle ‘sorprese’ non solo geologiche ma anche economiche, osservano ancora alla Mobilità: “Il contratto fra l’amministrazione e i costruttori, che non saranno necessariamente quelli dell’attuale Consorzio Metro C, dovrà essere molto stringente per evitare gli extracosti del passato”. Accipicchia.

E ancora: “Le indagini archeologiche nell’ansa barocca, per le quali è prevista una spesa di 1,600 milioni, dovranno essere compiute prima dell’esecuzione del lavori”. E ci mancherebbe.

Sorprese archeologiche, varianti, lievitazioni dei costi, tempi infiniti sono stati gli ingredienti del menù preparato dai mattonari capitolini in questi anni. Tanto da sollecitare l’attenzione dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione guidata da Raffaele Cantone, la quale ha acceso i riflettori su una sfilza di sperperi di danaro pubblico ed episodi poco chiari. Non si sa bene quale sia stato – in concreto – l’esito di quegli accertamenti né quali provvedimenti siano stati adottati.

Ma almeno, nel caso di Roma, l’Anac ha pensato bene di ficcare il naso. Cosa mai successa per il metrò targato Napoli che viaggia tra colossali sprechi e anomalie d’ogni razza. Mentre Palazzo San Giacomo vive ogni giorno sull’orlo del baratro…

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