Se il silenzio avesse la meglio sull’orgoglio

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L’orgoglio di famiglia, se si generalizza l’idea, è del tutto legittimo, è un sistema di solidarietà tra i più diffusi fondamentali del rapporto padre, madre, figli e parenti a vario titolo. A partire da questa premessa andrebbe compresa l’esternazione di Marina Berlusconi che in replica al grillino Di Battista (“Berlusconi è un male del Paese”) lo ammonisce così: “Mio padre ci sarà sui libri di storia, lui proprio non credo”. Stupisce l’iniziativa della figlia di cotanto padre. In quanto donna sembrerebbe tassativa la scelta di un silenzio assordante sulla vita dissoluta del genitore, abbandonato dalla moglie, perché disgustata dagli orgiastici “divertissement” dell’ex cavaliere, dalla Ruby story, dalle decine di donzelle assoldate e a libro paga per la sua megalomane libido.

Certo, la voce Berlusconi non mancherà nelle biografie dei posteri, ma come? Per essere sceso in campo pro domo sua, nel tentativo di mettere il bavaglio a leggi e norme che avrebbero scalfito i propri affari imprenditoriali, a partire dal conflitto d’interessi. Non sarebbero mancate citazioni sul politico più processato della storia d’Italia, per le condanne subite, le contiguità con “amici” del cuore che la legge ha condannato per collusione con la mafia, l’acquisto di parlamentari a suon di milioni e un’altra sequenza di violazioni della legge. Ecco, la primogenita del Berlusca meriterebbe compassione se vivesse in silenzio la vergogna di un padre così.

Un consiglio per Marina Berlusconi: si rechi in un cinema dove si proietta il film di Sorrentino sulle “imprese” del papà e faccia suo il consiglio di adottare il bello del silenzio tombale.

E’ trend, soprattutto negli Stati Uniti. Quel che non consumi al ristorante te lo porti a casa, bottiglia di vino dimezzata inclusa. La pratica descritta, personalmente non condivisa, è probabilmente a monte della scelta di Crystal Tadlock, avveduta signora yankee, che ha conservato in borsa una mela ricevuta con il pasto offerto durante il volo Parigi Minneapolis per consumarla nella successiva tappa Minneapolis-Denver. Apriti cielo. I doganieri della località di destinazione finale le hanno appioppato una multa di 500 dollari (sic, 500) perché negli Stati Uniti è vietato introdurre alimenti al fine di evitare possibili importazioni di malattie. Inutilmente la signora Tadloxck ha mostrato il logo della compagnia aerea sul frutto in questione e ha subìto anche il commento ironico del doganiere, che le ha chiesto se fosse costoso il viaggio appena concluso. “Immagino di sì”, ha chiosato, “ma sta per diventare più caro con questa multa di 500 dollari”.

Se clienti di Sky, provate ad ascoltare le radiocronache in diretta del canale gestito della Roma calcio. Un vero spasso. Sotto per 5 a 2 con il Liverpool i “tifosi conduttori” del racconto radiofonico non differiscono verbalmente dal gergo degli ultras. Forse perché disinformati, hanno ignorato l’episodio di un tifoso del Liverpool che prima dell’incontro è stato colpito da due supporter romanisti e spedito all’ospedale, nel reparto neurologico, in condizioni critiche. Arrestati gli autori dell’aggressione. Per colpa di questi episodi è difficile “Amare il calcio”, noto slogan televisivo di una società che sollecita le scommesse sull’esito degli incontri, i possibili autori di reti, eccetera.

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