IL MIO ’68 / WALTER E LO SCAFFALE DEGLI AMARCORD 

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Cinquant’anni da quel ’68 che sconvolse il mondo.

Oggi a sconvolgerci alcuni amarcord che neanche nei più scalcinati libercoli di memorie.

Al top della hit Walter Veltroni. Ormai immerso nei suoi imperdibili romanzi, nelle sue svolazzanti liriche, nei suoi copioni da Studios.

Ecco, fior tra fiori, alcune pennellate in un’intervista rilasciata a La Stampa. Imperdibile il titolo, “Il ’68 con i miei occhi da bambino”.

Subito il leit motiv: “Il mio Sessantotto di tredicenne nato dalle tivvù e da Bob Dylan”. Una prima lacrima sul viso.

“C’era un vento forte che ti spingeva”. Oppure una brezza marina?

“I capelli lunghi e le gonne corte, lo dico con una battuta, rappresentavano una frattura epistemologica”. Veramente un battuta.

“In quell’anno l’uomo sbarcò sulla luna. Tutto, davvero tutto, sembrava possibile”. Anche ascoltare gli imbecilli.

“Mi ritrovai anche io nel pubblico di ‘Speciale per voi’ condotto da Renzo Arbore e azzardai una domanda a Ornella Vanoni”. Qualcuno chiami il 113.

“Tutti avevano la lavastoviglie. Quel benessere generò un bisogno di diritti e libertà. E di senso”.  Senso di vuoto totale. Il 113 arriva a vele spiegate.

“Il Sessantotto segnò la fine dell’età dell’innocenza”. Ma chi era mai Sartre?

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