SANGUE INFETTO /  LE 5 MILA VITTIME, UNA STRAGE DIMENTICATA 

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Peccato, un’occasione sprecata. In 470 pagine sarebbe stato possibile raccontare per filo e per segno la storia della strage per il sangue infetto che ha devastato, peggio di un conflitto atomico, interi Paesi a cominciare dall’Italia.

Una strage passata sotto silenzio, per via di media ciechi & collusi e dello stratosferico potere di Big Pharma, che tutto mette a tacere, tribunali compresi.

Stiamo parlando di un fresco di stampa edito da Mimesis, appunto “Sangue infetto – Una catastrofe sanitaria – Un incredibile caso giudiziario”, scritto a da Michele De Lucia, giornalista radicale e per alcuni anni tesoriere del partito. Purtroppo il libro si perde strada facendo, e dopo una ricostruzione ‘storica’ sufficientemente analitica e documentata, sul più bello si ferma, e floppa.

Come nei gialli, al momento di alzare il sipario su colpevoli & complici, ecco il tric trac. La politica non poteva certo fare di più, ministri e big della Sanità innocenti come viole mammole, industriali del settore veri gigli candidi.

Già due elementi, però, possono metterci sul chi va là. Partiamo dalla testa e dalla coda. Ovvero dalla prefazione, con la griffe di Fernando Aiuti, pluriconsulente ministeriale all’epoca dei fatti, e dall’indice dei nomi.

Sul primo fronte, eccoci al subitaneo colpo di spugna. A proposito di una certo non brillante sentenza della Corte di Cassazione del 2005, così scrive il ‘luminare’: “Capisco la rabbia delle persone che hanno subìto un danno e che sia giusto condannare chi ha sbagliato per non aver applicato in tempo le normative, ma la sentenza ribadisce che ‘in altri casi non è possibile condannare chi in quel periodo faceva trasfusioni di emoderivati potenzialmente infetti perchè ancora i virus non si conoscevano’”.

Fernando Aiuti

E poi rinacara la dose: “concordo con l’autore, che prudentemente non condanna nessuno ma si limita a riportare le notizie che eventuali infezioni acquisite da persone trasfuse dopo quei periodi potranno essere indagate per accertare eventuali responsabilità. E’ inoltre stato assurdo scaricare tutta la malasanità di quegli anni sull’allora ministro Francesco De Lorenzo: giustamente condannato come tanti altri per il finanziamento illecito ai partiti, non ha colpe sul problema del sangue infetto e ha invece il merito di aver promulgato per primo in Europa una legge contro l’Aids, di aver aumentato i posti letto per le malattie infettive, finanziato la ricerca sull’Aids, deciso di rendere obbligatorio il vaccino per la epatite B e di aver promosso la legge sui risarcimenti alle persone danneggiate da sangue infetto”. Santo subito, De Lorenzo.

QUELLE GALERE DIMENTICATE

Passiamo all’indice dei nomi. Pluricitato come fonte bibliografica autorevolissima e scienziato di rango internazionale, ecco stagliarsi la figura di Piermannuccio Mannucci. Del quale vengono anche citati alcuni stralci della verbalizzazione resa due anni fa a Napoli per il processo del sangue infetto.

Una verbalizzazione ai confini della realtà, quella di Mannucci: ma di ciò nel libro non v’è traccia. Ad una precisa domanda dell’avvocato di parte civile Stefano Bertone circa la provenienza di alcuni lotti di sangue dagli Stati Uniti, e su eventuali carichi giunti dall’Arkansas, così dichiarò Mannucci davanti al presidente della settima sezione penale, Antonio Palumbo: “Non ne so nulla. Un paio di volte chiesi circa la provenienza, e mi risposero che era sangue prelevato dagli studenti nei campus universitari e da massaie e casalinghe statunitensi. Tutto a posto”. Da 113.

Neanche un parola, nella verbalizzazione di Mannucci e ora nemmeno nel libro, circa la provenienza di lotti dal carcere di Cummings, nell’Arkansas. Sangue, of course, più che infetto.

Del resto, una delle testimonianze clou al processo di Napoli è stata proprio quella del regista dello choccante docufilm “Fattore VIII”, ossia Kelly Duda, del tutto assente nell’indice dei nomi del libro firmato da De Lucia. Assurdo.

Utile, invece, il libro per ricostruire la genesi dell’inchiesta e capire il perchè tutto nacque a Trento, dove infatti si è celebrato il primo processo e perchè poi i bollenti fascicoli sono passati (perdendosi in parte anche per strada o poi marcendo nei depositi) a Napoli, dove ora – a 20 anni esatti dall’inizio dell’inchiesta – sta giungendo alle battute finali, con una sentenza prevista per fine giugno.

Lo start fu una denuncia di Carlo Palermo, che all’epoca – dopo aver lasciato la magistratura – ricopriva la carica di consigliere provinciale a Trento. Per anni pm di punta nella stessa città, Palermo era salito alla ribalta delle cronache negli anni ’80 per una serie di inchieste al calor bianco su riciclaggi e traffici di armi che coinvolgevano anche i vertici craxiani dell’allora Psi (come Ferdinando Mach di Palmestein). Dopo minacce, intimidazioni e un fallito attentato in Sicilia, Palermo fu costretto a lasciare il suo strategico lavoro di inquirente, indossò la toga di avvocato e si iscrisse alla Rete di Leoluca Orlando.

La denuncia-interrogazione (alla Provincia di Trento) riguardava strani traffici di emoderivati che – secondo alcune segnalazioni – si svolgevano in Veneto. Al centro, alcune sigle nostrane, altre estere, altre ancora riconducibili a società e fiduciarie acquartierate nei paradisi fiscali, come per fare un solo esempio le isole Padmore.

Parte l’inchiesta della magistratura, prendono il via indagini a tappeto, vengono effettuati una serie di blitz, soprattutto in alcuni depositi padovani dove sono stipati grossi lotti di emoderivati: le forze dell’ordine trovano centinaia di scatoloni in mezzo a partite di baccalà e quarti di manzo surgelati. Tutto ciò sarà poi oggetto di un altro choccante docufilm realizzato una dozzina d’anni fa (e quindi praticamente coevo a quello di Duda) dalla Bbc, sui “Vampiri del Sangue”.

SANGUE & MILIARDI

Al centro delle indagini imprese e società del gruppo Marcucci, già allora oligopolista della lavorazione e commercializzazione di emoderivati. Tra la documentazione allegata da Carlo Palermo per la sua ponderosa denuncia, c’era anche il volume “Sua Sanità – Un’azienda che scoppia di salute”, scritto da Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola nel ’91 e pubblicato dalla casa editrice di Trento Publiprint. Una piccola e grintosa editrice che tra le sue pubblicazioni di punta annoverava anche i primi volumi scritti dallo stesso Carlo Palermo e da padre Alex Zanotelli, il prete coraggio che per anni ha profuso le sue energie in Africa e poi è passato tra le giungle napoletane.

Peccato che il ponderoso volume, “Sangue Infetto”, dopo tanto girovagare non riesca a partorire neanche il classico, striminzito topolino.

Ecco un paio di frasi conclusive dell’autore: “Lo scandalo del sangue infetto non è una storia di bianchi e neri, ma di grigi e chiaroscuri, come dimostra la ricostruzione giorno per giorno dei fatti, dei dubbi, delle scelte e delle non scelte. Per esempio, gli interessi economici, il mercato, sono stati considerati dai più i primi responsabili del disastro, ma non è così”.

Purtroppo è vero esattamente il contrario.

E’ proprio una storia di bianchi e neri, di carnefici e vittime, di chi ha gigantesce responsabilità penali – molto più adatte al tribunale internazionale dell’Aja per crimini contro l’umanità che ad una normale aula giudiziaria – e di chi è stato ammazzato come neanche un cane rognoso e rabbioso.

Ed è una storia che trova la sua unica, autentica molla nei giganteschi affari costruiti sulla pelle della gente, di cittadini del tutto inermi. Un strage da quattro Torri Gemelle, oltre 5 mila morti sul campo, solo in Italia. E nessuno ne parla. Silenzio tombale.

La prossima udienza per la strage del sangue infetto si svolgerà il 16 maggio alla sesta sezione penale del tribunale di Napoli.

 

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