Il potere non logora chi ce l’ha (leggi Juventus)

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Signor Rizzoli, ma cosa ci sta a fare nel suo confortevole ed evidentemente insindacabile ufficio di designatore e giudice degli arbitri di serie A? Elencare le “benevolenze” dei suoi colleghi, a cui ha chiesto di dirigere gli incontri della “signora” Juventus, è materia della statistica che lei certamente non conosce o peggio sceglie di non consultare. Si accorgerebbe che qualcosa non va nella equidistanza di giudizio di chi delega a fischiare gli incontri dei bianconeri, potenza del campionato italiano capace di esercitare in “tutti i modi” un’influenza pro domo sua sul sistema calcio. Ieri gli uomini di Allegri hanno mortificato la gagliarda partita del Benevento, l’ultima della classe, sconfitta da due calci di rigore. Parliamo del secondo, concesso per un più che discutibile contatto in area, che 99 arbitri obiettivi su cento non avrebbero mai sanzionato con la massima punizione o quanto meno avrebbero sottoposto al giudizio del Var. L’episodio è avvenuto nel momento in cui il Benevento, ripetiamo, ultimo in classifica, era in stato di grazia, in condizione di euforia agonistica per il pareggio (2 a 2) meritatissimo, appena realizzato. La mazzata del rigore ha spento entusiasmo e gagliardia e di conseguenza ha indotto alla leggerezza che ha consentito alla Juve di segnare il quattro a due. Niente da dire signor Rizzoli?

Come è prassi oramai consolidata ci complimentiamo con la redazione sportiva della Repubblica. Oggi dedica al calcio tre quarti della sola pagina alla Juventus e sulla destra riserva un misero colonnino con i tabellini di Sampdoria-Genoa (derby appassionante per i liguri) e di Spal-Atalanta. A seguire “Le altre partite di oggi” e cioè Napoli-Chievo (partenopei secondi in classifica) con venti righe insulse, neppure le formazioni della due squadre e Milan-Sassuolo, con uguale attenzione. Napoli ringrazia per tanta considerazione e continua a chiedersi se la responsabilità è di un caporedattore leghista.

Forti del 32% di voti i grilletti avanzano il diritto di governare. Con chi non è dato sapere, perché il flirt con le lega è effimero e il Pd per ora si nega. Di Maio pretende di fare il premier, Salvini pure, Berlusconi pure ma timidamente, da sconfitto. Che si scannino, uno vale l’altro. Un po’ spaventano i cedimenti dei 5Stelle a tesi decisamente destrorse, sul tema dell’Europa e dell’emigrazione. Anche di più le sentenze discriminanti il mondo dei media, l’intemperanza per voci di dissenso, critiche e inchieste che svelano gli scheletri negli armadi a 5Stelle. Se un giornalista non è gradito, nel senso che non dice di loro “bene, bravo, bis” gli è impedito di fare il suo mestiere, lo tengono fuori da assemblee e incontri pubblici. L’ultimo caso è il divieto di accesso a Sum#2 di Ivrea per Jacopo Iacobini del quotidiano la Stampa. E’ stato respinto con la formula anodina “Abbiamo l’ordine di non farla entrare”. Chi ha emanato l’editto di respingimento? È fondato il sospetto che l’autore sia Casaleggio. Motivazione? Il giornalista è sgradito al movimento per aver criticato a suo tempo Casaleggio padre. La scusa degli organizzatori: Jacobini non si era accreditato. Peccato che il rigore del “no” non abbia coinvolto altri giornalisti senza credito e regolarmente presenti. Manca solo che Di Maio e soci brucino in piazza il libro “L’esperimento” di Iacobini.

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