BAVAGLIO AI MEDIA / QUELLA PROVVISIONALE INTIMIDATORIA 

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Meglio tardi che mai. Anche le star della carta stampata si accorgono adesso che esistono le “querele intimidatorie”, a cui dedica il suo fondo per 7 ‘Mano Libera’ Gian Antonio Stella, firma di punta del Corsera e autore del bestseller ‘La Casta’.

Ecco l’incipit. “E’ successo di nuovo. Perchè mai un cronista che vince una causa per diffamazione deve essere poi costretto a pagarsi comunque il difensore e le spese sostenute per difendersi?”.

E descrive la tribolata vicenda di un giornalista, Giampaolo Cerri, autore di un reportage su grosse magagne universitarie, assolto pienamente dal tribunale, ma costretto a pagarsi le spese legali.

Una vergogna, un insulto ad ogni logica. Giornalisti che fanno il loro lavoro con scrupolo e attenzione trattati come carta straccia.

Ma un bruscolino rispetto alle vere intimidazioni per via civile o penale. Ai tanti revolver puntati contro le tempie spesso di free lance senza neanche un giornale alle spalle, oppure scaricati dall’editore e soli ad affrontare il potente o il mafioso di turno che bussa a denari. Per colpirti meglio, per metterti in ginocchio, per non farti scrivere più. In non pochi casi costringendo alla resa il piccolo giornale o il periodico autogestito dopo una richiesta danni da 50 mila o 100 mila euro.

Come è successo alla Voce, costretta a chiudere – dopo trent’anni – la sua storica edizione cartacea per l’aggressione scatenata da un’insegnante di Sulmona, Annita Zinni, fedelissima di Antonio Di Pietro.

Sul fronte delle aggressioni ai giornalisti, anche fisiche, delle minacce, delle intimidazioni, fino alle querele penali e alle citazioni civili milionarie, è in vita da oltre un decennio Ossigeno per l’Informazione, il ‘fortino’ allestito da Alberto Spampinato – fratello del reporter siciliano ucciso dalla mafia – per documentare giorno per giorno, mese per mese, tutte le manovre messe in atto contro chi cerca di fare solamente il suo lavoro, per informare i cittadini su corruzioni & collusioni mafiose.

Ma si registra una novità, su questo fronte che fa sempre più vittime, quasi sempre senza neanche i mezzi per difendersi e costrette ad arrendersi (a questo proposito Ossigeno ha allestito da un paio d’anni un presidio legale per dar aiuto ai cronisti attaccati). Dopo il periodo d’oro delle maxi citazioni civili, sparate a botte di miliardi di lire prima e di milioni di euro poi, sta tornando in auge la querela penale. Ma con un ingrediente in più rispetto a prima: ossia la ‘provvisionale’, spesso e volentieri decisa a carico del giornalista ficcanaso.

Come se si trattasse di un mafioso, o di un criminale dedito a stupri: la provvisionale, infatti, viene solitamente concessa a favore della vittima quando si sia in presenza di gravi fatti di sangue o criminali.

Adesso, invece, viene comodamente usata dal giudice di turno per punire anche solo il tono usato dal cronista. Che infatti può aver scritto tutte le verità di questo mondo, non aver fatto errori, usato i criteri previsti dalla legge sulla stampa. Epperò è condannato alla ‘provvisionale’ killer: da 10, 15 o 20 mila euro, tanto per gradire.

Un antipasto al successivo seguito per via civile, che a questo punto trova una corsia preferenziale – per colpire ancor meglio il giornalista – vista la sentenza sfavorevole in sede penale, tale addirittura da prevedere una sanzione in via anticipata, un pre-risarcimento per il ‘gravissimo’ reato commesso: un omicidio, appunto, uno stupro? Siamo ai confini della realtà.

Sarebbe il caso che una penna d’oro, come quella di Gian Antonio Stella, trovasse il tempo per esaminare queste “nuove vie” giudiziarie per mettere il bavaglio ai giornalisti e ridurre al silenzio quel poco d’informazione ormai rimasta sul campo.

 

Nella foto Gian Antonio Stella

 

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