ECOBALLE / DOPO 5 ANNI A NAPOLI SI RIAPRE IL PROCESSO

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Ricordate il processo per la monneza a Napoli che coinvolse pezzi da novanta della politica, come l’ex Governatore della Campania Antonio Bassolino, e delle imprese, come Impregilo e Fibe griffate Cesare e Pierluigi Romiti? Le richieste di rinvio a giudizio sono di dieci anni fa esatti, e il processo si è concluso nel 2013 con una assoluzione plenaria perchè “il fatto non sussiste”. Tanto rumore per nulla, si disse allora.

Ma ora quella sentenza viene rimessa – parzialmente – in gioco. La IV sezione penale della Corte d’Appello di Napoli, infatti, ha appena dichiarato ammissibile il ricorso presentato dalla Procura, la quale chiede che sia dichiarata la prescrizione dei reati, e non di formulare un’assoluzione nel merito.

Una delle stramberie della giustizia di casa nostra, ormai del tutto incomprensibile ai comuni mortali. Invece di indagare meglio allora e di accertare all’epoca le reali responsabilità politiche e imprenditoriali, ora i giudici arrivano con il treno nero, dopo un lunghissimo, inspiegabile ritardo. Secondo gli addetti ai lavori, in soldoni, i riflessi di tutto ciò potrebbero essere di carattere  economico a carico delle imprese coinvolte nel famigerato smaltimento delle ecoballe, uno dei perenni cancri nella monnezza story della Campania. Ciò potrebbe significare una barca di soldi per Impregilo, Fibe, Fisia Italimpianti, Fibe Campania e Gestione Napoli, tutte le sigle allora implicate nell’affaire, le quali in caso di soccombenza nell’ulteriore giudizio dovrebbero pagare grosse spese per lo smaltimento delle stesse ecoballe.

Oltre alle macroscopiche carenze d’indagine e processuali, stupisce la lungaggine di tutto l’iter. L’assoluzione, infatti, è stata pronunciata a novembre 2013 e il ricorso presentato dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso è di qualche mese dopo. Come mai, allora, quasi 5 anni per veder spuntare l’odierno provvedimento?

Ma vediamo cosa contestava Fragliasso a quella sentenza assolutoria. “Si evidenziano numerosi errori, di fatto e in diritto – era scritto nel ricorso – il collegio giudicante ha accolto la totalità delle tesi difensive in maniera pressochè passiva e acritica”, oltre tutto trascurando “le numerosissime prove raccolte nel corso dell’attività dibattimentale”.

Il riaperto processo, perciò, riprende quest’estate. Prima udienza il 6 giugno, con la relazione del giudice, l’11 luglio la requisitoria del sostituto procuratore generale, Simona Di Monte. I legali delle difese chiedono la ripetizione del dibattimento davanti ai giudici d’appello. La Corte si è riservata la decisione.

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