METRO’ A NAPOLI / RIFLETTORI UE SU SPERPERI & RITARDI

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Commissione europea in allarme per i tempi eterni nella realizzazione della linea metropolitana a Napoli. Seconda visita ai cantieri in appena tre mesi per verificare l’andamento dei lavori: ispettori capeggiati, questa volta, dallo spagnolo Martin Bugelli. Se non viene rispettato il cronoprogramma, infatti, rischiano di saltare le ultime tranche di fondi europei. Da rammentare che la posa della prima pietra avvenne nella ormai lontana primavera del 1976…

Un’opera che fino ad oggi ha inghiottito miliardi di lire prima e poi milioni di euro a palate, tanto da far lievitare in modo esponenziale la media dei costi a chilometro che oggi raggiungono lo stratosferico tetto dei 400 milioni, contro i 200 circa per il metrò di Roma e i 120 del tunnel sotto la Manica.

Fino ad oggi l’Autorità Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone non ha mosso un dito e mai inviato alcuna richiesta di chiarimenti: né sulle macroscopiche lievitazioni dei costi, appunto, né sulle varianti in corso d’opera, né sulle revisioni prezzi, né sui subappalti, né sui devastanti impatti ambientali, né sulle consulenze d’oro. Tutto ok.

Gli ispettori Ue hanno voluto sapere dei nuovi treni ordinati dal Comune e il cui arrivo è previsto per il 2020. Fino a quel momento verranno utilizzati i vecchi convogli, quelli risalenti addirittura alla famigerata LTR, la Linea Tranviaria Rapida, che avrebbero dovuto sfrecciare per i Mondiali di Italia ’90 e rimasti invece nei depositi, perchè quella linea non vide mai la luce, nonostante i vagoni di soldi pubblici spesi.

Una delle stazioni strategiche, quella della centralissima via San Pasquale, dovrebbe aprire esattamente tra un anno, marzo 2019.

Intanto prosegue il processo per il crollo, quattro anni fa, di palazzo Guevara, a un passo da San Pasquale, lungo la Riviera di Chiaia. Una tragedia sfiorata proprio per quel devastante impatto ambientale della linea 6 nei già precari equilibri idrogeologici del martoriato sottosuolo partenopeo.

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