MORO, MORI & MORUCCI / QUANDO LA STORIA DIVENTA UNA DOCU-FAKE

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Moro scambiato per Mori. La vergogna va in onda su Rete 4 che ha pensato bene di celebrare i 40 anni dalle tragedie di via Fani e via Caetani mandando in onda come speciale di Quarto Grado, il 16 marzo”, un docufilm titolato “Generale Mori, un’Italia a testa alta”. Un autentico insulto il parallelo tra Aldo Moro, lo statista massacrato dalle Brigate Rosse sotto l’attenta supervisione di una fetta della Dc, con le acrobazie di Mario Mori, l’ex capo dei servizi segreti e comandante del Ros ancora sotto processo per la trattativa Stato-Mafia.

Se con Mediaset c’è da gridare allo scandalo, fa ben poco mamma Rai per commemorare quei 55 giorni che hanno segnato per sempre l’Italia. Nella stessa serata del 16 marzo, infatti, ecco un altro docufilm (“Il Condannato – cronaca di un sequestro”) griffato Ezio Mauro, l’ex direttore di Repubblica ritratto in un trailer mentre come il tenente Sheridan solleva il bagagliaio di una Renault rossa. Da piangere.

MEMENTO MORI

Partiamo dal primo. Un docufilm parto della Index Production, per la regia di Ambrogio Crespi, al quale si deve la luminosa ‘idea’. Ma a ‘pensare’ il tutto collabora la mente del colonnello Giuseppe De Donno, l’eterno braccio destro di Mario Mori e anche di Giovanni Falcone, come tiene a precisare il Messaggero che così inneggia: “70 minuti intensi, rivisti dagli occhi di un ragazzo di 18 anni, che catturano l’attenzione. Dialoghi travolgenti, diretti, intensi. In queste pieghe e ferite del Paese, il generale Mori ripercorre quegli anni, con la sua straordinaria storia e i suoi approfondimenti inediti”. Epico.

Il covo di Totò Riina. In alto Aldo Moro e a destra Mario Mori

Peccato sfugga al prossimo premio Oscar Crespi la vera storia di Mori (non Moro). Contraddistinta non solo dal processo attualmente in corso sulla Trattativa Stato-Mafia, in cui Mori risulta imputato, ma anche da altri due giganteschi buchi neri, ossia il famigerato covo di Totò Riina e la mancata cattura di Bernardo Provenzano. In entrambi i processi il generalissimo Mori è stato assolto con due motivazioni pesanti come macigni.

Ma tutto questo a Quarto Grado preferiscono dimenticarlo.

La sentenza ‘assolutoria’ per il covo, infatti, ha ritenuto il comportamento di Mori (ma anche del fido De Donno) non penalmente perseguibile, ma profondamente censurabile sotto il profilo morale, deontologico, professionale: come dire, non è dimostrata la sua collusione mafiosa, ma quella condotta è degna di un militare del tutto incapace. Oggi, però, il generale Mori diventa un eroe che può gironzolare per l’Italia “a testa alta”. Santo subito.

Stesso copione per il caso Provenzano, con tutti i misteri al seguito: ad esempio il giallo-Ilardo, il pentito mandato a morte e la cui verbalizzazione, invece, avrebbe consentito ben prima la cattura del boss per anni latitante allegro.

I “SERVIZI” DEL BRIGATISTA MORUCCI 

Adriana Faranda e Valerio Morucci

Passiamo ai capolavori firmati da Ezio Mauro. Autore, per Repubblica, delle dieci puntate di “Cronaca di un sequestro”, quindi del docufilm “Il Condannato – Cronaca di un sequestro”, per la regia di Simona Ercolani e Cristian di Mattia, prodotto da Stand By Me e Rai Cinema in collaborazione con la stessa Repubblica. Ciliegina sulla torta, quindi, la mega intervista ad Adriana Faranda, uscita il 14 marzo sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.

Un capolavoro. 37 domande anche sul niente e non una sola sui rapporti del compagno nelle Brigate rosse e nella vita, ossia Valerio Morucci, con i Servizi segreti, in particolare con il Sisde. Nè una richiesta di chiarimento su quanto dichiarato dalla Faranda, qualche mese fa, per la precisione il 20 settembre 2017, davanti alla commissione Moro, finita nell’immancabile, ennesimo flop.

Una delle poche ‘scoperte’ della Commissione, comunque, fu proprio l’arruolamento di Morucci tra le fila del Sisde. Come mai, ben consapevole di quella storia, lo 007 Mauro non fa una domandina semplice semplice? Mistero.

Giuseppe Fioroni

Riavvolgiamo allora il nastro e torniamo a quel 20 settembre. Ecco cosa ha scritto, il giorno seguente, un report di Rai News. “Nel 1990 il brigatista rosso Valerio Morucci era un collaboratore del Sisde. Lo rende noto Giuseppe Fioroni (l’ex Dc e presidente della commissione Moro, ndr), che sostiene di aver visto le carte del Sisde che comprovavano questa tesi. Durante la terza audizione di Adriana Faranda, la brigatista ed ex compagna di Valerio Morucci, ha detto Fioroni: ‘al tempo del secondo ritrovamento di via Montenevoso, il Centro Sisde trasmise il 3 novembre 1990 alla direzione dei servizi Sisde una serie di valutazioni di Valerio Morucci, che all’epoca collaborava col Sisde‘. Commenta Faranda: ‘Detta così mi sgomenta’. E Fioroni: ‘Questo c’è scritto nelle carte’. Ribatte Faranda: ‘Forse sarà stato qualcuno che gli ha chiesto una consulenza…’”.

Consulenza o collaborazione, come poi aggiunge, Faranda casca dal pero. Lei, la due volte compagna di Morucci, non sa nulla della sua doppia militanza, Bierre e Sisde.

Come mai l’occhiuto Mauro (in una epica immagine del docufilm – descrive un’altra firma di Repubblica, Filippo Ceccarelli – “colpisce l’espressione di Ezio Mauro, pur schermata dietro due occhi come capocchie di spilli”) non fa la domandina: possibile, nel codice bierre, quella doppia militanza?

QUEL TEOREMA ROSSONERO

Gianni Alemanno

Del resto, non era certo nuova la spy story. A settembre 2010, infatti, la Voce realizzò un’inchiesta (potete leggerla cliccando sul link in basso) titolata “Bierre rossonere” in cui veniva raccontata una vicenda ai confini della realtà, e mai scritta dai media di casa nostra. Si trattava del parto di un mensile d’intelligence politica, così veniva definito, Theorema, uscito solo per pochi mesi, tra fine 2009 e inizio 2010, per iniziativa dell’allora sindaco di Roma Gianni Alemanno (la cui giunta incaricò Mori e De Donno della security cittadina).

Direttore del comitato scientifico di Theorema – arieccolo – Mario Mori; tra i componenti dello stesso comitato il solito, fido De Donno. Tra le firme eccellenti – udite udite – quella di Valerio Morucci. E per par condicio un’altra firma doc, quella di Loris Facchinetti, all’epoca tra i fondatori di Ordine Nuovo: ultrà rossi e neri uniti nella lotta, e poi in redazione. Con la supervisione dei Servizi!

Ma tutto questo al padre di Quarto Grado, Gianluigi Nuzzi, e all’ex direttore di Repubblica Ezio Mauro poco interessa. Meglio le docu-fake.

 

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