Paese anomalo, voto conseguente, Italia in tilt

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Italia. Terra di naviganti, poeti, mafie e corruzione, di femminicidi, omofobia e razzismo (un tempo latente, ora palese, ago della bilancia elettorale tutto spostato sul piatto degli xenofobi, terra in grave deficit di equilibrio nord-sud, lontana anni luce dagli standard di molti Paesi europei nell’essenziale offerta di welfare, terra inquinata da mestieranti della politica in piena rissa post elettorale, in una certa misura eredità di talk show che hanno costruito popolarità di sconosciuti e picchi di audience ottenuti con strilli, strepiti, parolacce, insulti.

Alle prese con l’impossibile puzzle da comporre per fingere di essere una classe politica e non una troupe di saltimbanchi da circo arraffazzonata, litigiosa, inetta, chi ha vinto il 4 marzo è impegnato full time in scontri all’arma bianca. E sono fendenti, sciabolate alla Zorro, finte e controfinte prima della stoccata finale del noto “al fin della licenza tocco”.

Spulciati i cosiddetti programmi di governo, non senza conati di nausea per il dominio assoluto di insostenibili, palesemente pubblicitarie promesse, risulta evidente la latitanza di impegni per le emergenze antiche, vecchie e nuove. Non c’è un parola sui morti di freddo e fame che crepano sui marciapiedi delle città protetti da cartoni e se va bene da una coperta della Caritas, è irrisolta la piaga di asili e luoghi di accoglienza per anziani e disabili, gestiti da delinquenti che usano violenza sulle creature che dovrebbero assistere, è insufficiente il sostegno alle ragazze madri, ai disabili, a chi cerca lavoro e a chi lo perde; sono tuttora in piedi le discriminanti retributive e di ruolo uomini-donne; il sud viaggia da sempre ad handicap in settori determinanti: l’occupazione, la qualità dei servizi, dell’assistenza medica, dei trasporti. Il femminicidio? È definito con osceno cinismo “ineluttabile conseguenza di rapporti malati”. Neppure una parola sull’urgenza di luoghi d’ascolto delle denunce di donne vittime della violenza di mariti, fidanzati, compagni per mettere fine agli abusi al primo segnale di aggressività dei maschi.

Non vedo, non sento, non parlo. Come le tre proverbiali scimmiette, i partiti che arrancano nell’incapacità di assumere la responsabilità di governo, fingono di non sapere che le mafie, con l’eccezione di qualche morto ammazzato in scontri tra criminali locali, hanno scritto la parola fine su faide e attentati a chi li ha combattuti con il sacrifico della vita. Le mafie vestono “Prada” e sono ben dentro i gangli più allettanti dell’economia, hanno mezzi finanziari per investire come nessun altro in imprese, banche, Enti pubblici, in grandi appalti. Governano il mondo miliardario delle droghe, condizionano le elezioni, contribuiscono alla patologia sociale della corruzione a tutti livelli. Di che meravigliarsi se le sedi dei Caf sono prese d’assalto da chi ritiene di essere idoneo a ricevere il reddito di cittadinanza, carta vincente dell’autopromozione grillina, ovvero di un’utopia, che, se davvero posta in essere, metterebbe in crisi i conti dello Stato? Gli analisti politici si chiedono se non sia una delle motivazioni principali per spiegare i consensi del sud ai grillini, se non sia guerra tra poveri l’incredibile 16/17% di voti alla Lega, espressi nell’infondato e strumentalmente inculcato timore dell’emigrato usurpatore di lavori e beni, sostenuti con la subdola, falsa insinuazione sul pane che i migranti toglierebbero agli italiani.

Chi il prossimo premier, il presidente del Senato, quello delle Camera, chi ministro, sottosegretario, portaborse? Governo o elezioni? M5Stelle+Pd, Grillini + Salvini, Lega + Pd? Pronostici da imprese clou delle scommesse, che farebbero puntare anche sul numero di peli superflui di miss Universo, sulla serie di t-shirt che Salvini esibisce con la scritta del luogo dove fa comizi, con ovvia eccezione per i luoghi del sud che se si presentasse con la maglietta dedicata a Lampedusa, lo accoglierebbero a fischi e pernacchi.

Il fondo del baratro è lì, a poco più giù di dove la malapolitica ha trascinato l’Italia. Un passetto ancora e precipiterebbe. Colpa del berlusconismo, del populismo? Troppo facile lasciarli soli sul banco degli imputati. La complicità incosciente della sinistra è certificata dalla sua storia antica e recente, dalla reiterazione di scissioni e lotte intestine, ultima quella in corso. Se non fosse un esempio di un grave boicottaggio politico all’unità, la parola da prendere sul serio, dopo aver azzerato l’arrivismo e gli interessi che si porta dietro, potrebbe essere “Rifondazione”.

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