CALENDA / IL BAGNO DI FOLLA DEL NEO COMPAGNO  “FERRARI”

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Dall’amico di sempre Luca Cordero di Montezemolo ai nuovi compagni della sezione un tempo Pci di viale Mazzini a Roma. E’ la parabola di una vita da protagonista, quella di Carlo Calenda, il ministro di punta nell’esecutivo Renzi e poi in quello Gentiloni. Ha appena preso la tessera del Pd e forse sarà il Messia per la Resurrezione. Anche in vista della prossima Pasqua.

Un evento storico per un perfetto esemplare di quella che una volta Eugenio Scalfari dipingeva come “Razza padrona”.

Ed è proprio seguendo il Verbo di Luca che il pariolino si fa le ossa: prima in casa Ferrari, poi alla società per l’Interporto di Nola (la creatura di Gianni Punzo, il socio di Montezemolo e Diego Della Valle per il supertreno Italo), quindi come direttore generale della Confindustria. Mentre sotto il profilo politico il Vate è Mario Monti: ne è il fido scudiero, infatti, per il varo di Scelta Civica, la meteora nello sgangherato panorama di casa nostra, comunque ottimo veicolo per (s)governare e sfasciare l’Italia nel dopo Berlusconi.

Gianni Punzo. In alto Carlo Calenda

Dalla Scelta montiana al Pd renziano il passo non è certo lungo. Da ‘indipendente’, fino a ieri, quando arriva il gran giorno per il mitico tesseramento, festeggiato alla sezione di viale Mazzini, osannato da una folla in estasi, come pennella Giovanna Vitale per Repubblica.

Candido come un giglio (ancora magico?) confessa: “non so se vi chiamate ancora compagni, di certo è che siamo compagni di sventura”.

Si scioglie in brodo di giuggiole l’incantata cronista: “Ogni diffidenza è caduta. E diventa ovazione quando – a chi lo esorta: ‘dobbiamo resistere alle sirene e non suicidarci partecipando a qualunque tipo di governo’ – replica netto: ‘a chi chiede responsabilità io dico che è proprio per responsabilità che non possiamo fare un’alleanza con i 5S”.

Ma è lo storico che ruggisce nel suo petto a fargli dire: “da questa disfatta, se vissuta con dignità e onore, può partire quella che chiamo la sfida di Dunkerque: ognuno deve prendere la sua barchetta e cercare di salvare il nostro esercito sulla spiaggia”. Ma chi era Tucidide?

Ormai compagno tra i compagni, un Dna nuovo di zecca, così viene salutato, come dipinge Vitale: “’Ciao Carlo, alla prossima settimana’. Ormai è uno di loro”.

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