REPUBBLICA / LA CONVERSIONE DI SCALFARI SULLA VIA DEI 5 STELLE

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Caos a Repubblica. Il direttore e l’ex direttore restano i maggiordomi di casa Renzi, mentre Eugenio Scalfari si scioglie in brodo di giuggiole per il nuovo leader Luigi Di Maio, fino a tre giorni fa considerato la peste bubbonica, peggio di Berlusconi.

Partiamo dalla giravolta scalfariana da 180 gradi illustrata davanti allo sbigottito pubblico di Giovanni Floris nel suo DiMartedì.

Spiega l’uomo che ormai parla solo con Dio e una volta tanto scende in terra per ammaestrare il popolo bue: non sono cambiato io, è cambiato Di Maio.

Fa un raffronto, stavolta, non più con il ri-stimato Silvio ma con Salvini: “uno era al centro della chiusura e l’altro del populismo. Oggi tra Salvini, che è quello di prima, e Di Maio che sembra radicalmente cambiato, sceglierei Di Maio, che ha un’intelligenza politica notevole, perchè il Movimento è diventato un Partito”.

Ezio Mauro. Sopra, Scalfari da Floris

Ecco l’incoronazione a nuovo Berlinguer: “Facendo un’alleanza con il Pd, non è che ci sono più due partiti, diventa un unico partito. Di Maio è il grande partito della sinistra moderna”.

Scaricato anche Renzi, in un impeto di gran lucidità, continua: “Renzi ha detto no ma Di Maio non parla di alleanza con Renzi ma di alleanza con il Pd”.

Sul cambio di rotta resta solo da convincere, a questo punto, il direttore Mario Calabresi, che per tutta la campagna elettorale ha fatto da tappetino al segretario dimissionario-non dimissionario, mordendo un giorno sì e l’altro pure i due nemici Salvini e, appunto, Di Maio, un ciuccio ignorante e presuntuoso, secondo ‘o direttore. Che il giorno dopo la batosta del suo capo non ha avuto la forza di sollevare la penna, per poi commentare a 48 ore dalla debacle: “Chi ha vinto deve trovare i voti per governare e i programmi per convincere. La sinistra riparta dai luoghi in cui è ancora capace di fare la differenza per capire quanto futuro può avere”. No ai 5 stelle, torniamo nelle fabbriche che non ci sono più.

Ancor più deciso, nel no, l’ex direttore di Repubblica Ezio Mauro: “A sinistra la responsabilità è chiara: ricostruire quel che si è perduto (ben più del voto), stando all’opposizione con la propria gente e col le proprie idee. Ritrovate”. Quando la gente non c’è più e le idee anche.

Cosa ne penserà, della sua Repubblica senza ormai uno straccio di identità, Carlo De Benedetti che un mese fa, ai microfoni di Lilli Gruber per il suo Otto e mezzo definì Scalfari un rincoglionito e Calabresi un incapace?

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