SCOOP DELL’ESPRESSO / FOLLINI SUPERSTAR SUL DOPO VOTO

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Ormai il prossimo Pulitzer è assegnato. Negli States i bookmaker ne sono straconvinti. Il prestigioso premio finirà tra le mani della penna emergente nel globo: si tratta di Marco Follini, un tempo democristiano doc, poi fondatore della mitica Udc e ora firma di punta dell’Espresso.

Come quando si scopre un Maradona d’incanto. Avevi per le mani un già affermato Geronimo-Pomicino che un giorno sì e l’altro pure impreziosisce i salotti di tutti i talk? Non importa, all’Espresso si valorizzano i talenti allevati in casa, le new entry che, come nel caso di Follini, subito incantano.

E come nell’ultimo Fondo pubblicato nella sua ormai consueta rubrica per la quale non c’è neanche bisogno di un titolo. Semplicemente il nome, Marco Follini: ma chi era mai Giorgio Bocca (che rischia un futuro da trottola)?

Ragiona, la Mente Dc, su “Chi ha già vinto ha già perso”. Sul crinale politico-esistenziale.

Basta l’incipit per incoronare il nuovo Vate: “Dopo aver sconfitto Napoleone a Waterloo il duca di Wellington scrisse accorato a lady Shelley, una sua amica: ‘Dopo una battaglia perduta, la più grande angoscia è una battaglia vinta’”. Ma chi era Bertrand Russell?

Non basta, il Vate ormai esonda: “Due secoli prima il condottiero boemo Wallenstein, giunto all’apice della gloria militare, aveva confidato ai suoi generali che tutte quelle conquiste lo avevano fatto sentire più inquieto”. Shakespeariano.

Il Fondo scorre via come acqua limpida di un ruscello dolomitico, con la chiarezza e semplicità che solo i Grandi, come Lui, possono toccare.

Ragiona Super Marco: “Nessuna vittoria è risolutiva, nessuna sconfitta è definitiva. Di certe vittorie si può avere paura, da certe sconfitte si può trarre vantaggio. Nelle vittorie esiste sempre un rischio, nelle sconfitte si nasconde spesso una possibilità. Molte vittorie sono tarlate, qualche sconfitta si rivela propizia”.

Presidente o Papa subito: Mattarella e Bergoglio sono avvisati.

 

nella foto marco Follini

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