ECOBALLE / LO STATO REGALA MILIONI AI SUOI INQUISITI

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Monnezza sempre più bollente. Ecoballe che si fanno man mano più esplosive. Per la serie: quando lo Stato finisce per dar soldi direttamente a personaggi e sigle che più a rischio non si può, indagati o condannati proprio per pesanti reati.

I controlli? Neanche per sogno. E intanto gli italiani pagano…

Uno squarcio inquientante, con tanto di nomi e cognoni, nonché zone calde, arriva dalla relazione redatta dalla commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti, varata il 28 febbraio. Ma a livello politico nessuno se ne è accorto, forse perchè tutti presi dalla frenesia per il voto.

Partiamo dalle cifre. Dal 2003 allo scorso anno dalle casse dell’erario sono usciti 24 milioni, poco meno di 2 milioni ogni dodici mesi, finiti nelle tasche dei proprietari di terreni che ospitano le ecoballe, nocive per la salute dei cittadini ma vera manna, appunto, per chi possiede le ospitali aree. Un vero business. Una montagna di ecoballe pari a 5 milioni e mezzo di tonnellate prodotte, mai bruciate e ancora collocate in quei terreni.

Facciamo una rapida carrellata.

A Santa Maria La Fossa, in provincia di Caserta, fanno bingo due mogli di peso: si tratta di Luigia Fontana e Giuseppina Martinelli che intascano la bella cifra di 3 milioni e passa di euro, una vera lotteria del 6 gennaio. Sono le consorti, rispettivamente, di due fratelli, Giuseppe e Pasquale Mastrominico, condannati in primo grado tre anni fa a 8 anni di galera per il processo che ha visto coinvolto anche il sindaco di Villa Literno, Enrico Fabozzi. La Fibe, che realizzò il contestato inceneritore di Acerra, ha incaricato anche uno dei due fratelli per la realizzazione di alcune piazzole per collocarvi le ecoballe.

E proprio a Villa Literno sono in parecchi ad aver giocato la schedina ultramilionaria. Una vasta area in località ‘lo Spesso’ ha fruttato la bellezza di 8 milioni e mezzo di euro ad una serie di piccoli proprietari, alcuni dei quali possono vantare, nel loro pedigree, indagini o condanne per reati urbanistici o contro la pubblica amministrazione, falso o truffa. Per tutti i gusti, insomma.

Molto più ricco il curriculum di un proprietario a Capua, sotto indagine per 416 bis, furto, ricettazione, estorsione e porto abusivo di armi. Di poco superiore al mezzo milione di euro la sua fetta della torta.

Passiamo all’hinterland partenopeo, mortoriato sotto il profilo ambientale ma ricco di occasioni per far soldi. Sporchi. Proprio a un passo dall’inceneritore di Acerra, in località Pantano – il nome è già tutto un programma – vanno in campo i quattro fratelli Laezza (Francesco, Giuseppe, Mario e Vincenzo). Il primo nel 2012 è stato condannato in via definitiva per ‘custodia di armi ed esplosivo’.

E’ la volta di Caivano, con due siti che hanno fruttato uno ‘appena’ 72 mila euro, l’altro oltre 800 mila, ubicato nell’area ‘Pascarola’. Non proprio viole mammolle i proprietari dei terreni: anche qui i reati si moltiplicano come le ciliegie, dai disastri ambientali e paesaggistici agli abusi edilizi fino al porto abusivo d’armi.

Eccoci a Giugliano, dove troviamo uno dei siti più ‘rigogliosi’. A Masseria del Re, infatti, hanno fatto affari per 2 milioni e 170 mila euro. Come? Forse perchè hanno portato fortuna le imputazioni per diversi proprietari: tanto per cambiare furto, detenzione di armi ed esplosivi, combustione illegale di rifiuti, abusi edilizi. A Cava Giuliani raggranellano 1 milione in meno, attestandosi a quota 1 milione e 100 mila euro. In località Pontericcio, poi, si sfiora il milione (950 mila euro): festeggia il titolare dell’area, sotto inchiesta per ricettazione e gestione di una discarica non autorizzata.

Un salto a Torre del Greco, nell’area vesuviana. Qui si rimboccano le maniche i fratelli Balsamo, Antonio e Ciro, che con la loro società superano gli 800 mila euro. Dovranno comparire il 21 marzo davanti alla corte del tribunale di Torre Annuziata in occasione del processo per mazzette sul fronte della raccolta dei rifiuti: tra gli imputati di peso anche l’ex sindaco di Torre del Greco Ciro Borriello.

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