Il bello di un’attesa in compagnia di Milena

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E’ snervante l’attesa del montacarichi che introduce in un megastore napoletano ricavato da un ex concessionaria di auto. Il saliscendi era utilizzato per sollevare le macchine dall’officina allo show room, perciò capiente ma lentissimo. Ora, unico strumento di mobilità per il “su e giù”, non copre l’esigenza di condurre la clientela in tempi accettabili dal garage ai reparti vendita e il personale addetto al trasporto delle merci in arrivo e in uscita.

Una giovane signora porta con sé, a fare la spesa, la figlia in libertà dalla scuola, adibita a seggio elettorale. Ha sei anni la bambina, è al primo impatto con le elementari e dai commenti sulla lentezza dell’attesa si direbbe particolarmente sveglia, partecipe. Per l’indecifrabile impulso a riconoscersi, che caratterizza le persone curiose con vocazione a socializzare, sollecitato dal riferimento alla scuola della bambina inagibile per l’insegnamento, colgo al volo un “Speriamo bene” della mamma. Mi sorprendo a replicare così: “Che gli dei protettori della democrazia illuminino chi vota. Rischiamo di consegnare il Paese a Salvini”. Certo è un azzardo. Metti che la signora è di Verona, trasferita a Napoli, suddita della Lega? Ma lei ha perso il finale della mia frase, le sembra che abbia detto il contrario, che abbia auspicato la iattura dello xenofobo, razzista, al governo. “Salvini al governo?”, chiede la donna con inequivocabile espressione di disgusto. MI fa capire che l’attesa del montacarichi non è così priva di senso. La bimba non sembra estranea all’esordio del dialogo con la mamma e incoraggia la domanda “Signora, ne parla con su figlia, o pensa che sia ancora piccola per capire con parole semplici cos’è il razzismo, l’intolleranza e il suo contrario, l’accoglienza?” “Oggi, a pranzo, Milena (la figlioletta, ndr) ci sono Lin e Fu, bambini cinesi suoi compagni di classe e il piccolo Ayubu, un bumbo nigeriano arrivato miracolosamente in Italia su un gommone, senza i genitori. E’ l’amico del cuore di Milena”. “Il merito di questo bell’esempio di solidarietà?” “Del loro maestro, che oltre a insegnare a scrivere e a far di conto, dialoga con loro di quanto accade fuori della scuola, ovviamente con il linguaggio che possono condividere”.

Il montacarichi è al piano terra. “Ciao Milena, buon futuro”.

Ma la mamma che donna è? Non un’intellettuale, almeno così mi è sembrato. Piuttosto una donna normale, una che fa sperare nell’Italia di sua figlia, dei miei nipoti, di italiani e nigeriani, di silenzi definitivi della xenofobia, delle fine delle discriminanti bianchi-neri, cattolici-islamici, israeliani-palestinesi, ricchissimi-poverissimi.

Alla cassa, terminata la spesa, in attesa di pagare, un tipo sbuffante, nell’atto di consegnare gli acquisti alla cassiera: “E sbrigati (con il “tu”, ndr), ho già perso tempo a cercare l’olio che compro sempre. Non c’è. Chi fa gli ordini?” La cassiera finge di non aver sentito e continua nel suo lavoro. “E rispondi, sei pagata per questo, no?” “Veramente sono pagata per fare la cassiera. Se è scontento per qualcosa chiamo il direttore e si può sfogare con lui”.

La giornata si è messa a male. Scommetterei che è su tizi così che raccatta voti la destra. Le urne del 4 Marzo mi fanno paura.

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