STADIO DI ROMA / TOR DI VALLE, LOCATION “SCELLERATA”

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Stadio di Roma, situazione nebulosa e scarsa trasparenza. Dopo l’ok da parte della Conferenza dei Servizi ed il mare di polemiche sui trasporti e la mancanza di infrastrutture adeguate per raggiungere l’area di Tor di Valle, dove è prevista la realizzazione del nuovo stadio giallorosso, ora tutto tace. O quasi.

“E’ l’ora delle manovre sotterranee – c’è di chi osserva in Campidoglio – il Pd sta cercando un accordo con la Raggi perchè c’è un interesse trasversale a varare definitivamente il progetto, una colata di cemento e una montagna di soldi”.

Una montagna di soldi ‘ottima e abbondante’ in primo luogo per il gruppo Parnasi, può ossigenare le sforacchiate casse societarie della sua Eurnova; per Unicredit, che potrà far rientrare gli oltre 800 milioni di prestiti erogati allo stesso gruppo Parnasi. E per chi sarà incaricato di gestire il solito ‘Fondo‘, ormai prassi finanziaria di casa nostra quando si tratta di grossi lavori: su questo fronte a Capodanno 2016 venne siglato un accordo a quattro tra Roma calcio, Comune, Eurnova e il fondo Prelios, il cui controllo azionario è di recente passato agli americani, già sul ponte di comando nella squadra giallorossa con James Pallotta & C.

Paolo Berdini

Torna ad attaccare la sostanza del progetto di Tor di Valle l’ex assessore all’Urbanistica poi cacciato da Virginia Raggi proprio per i dissidi sullo stadio, Paolo Berdini. “Il nodo centrale è la scelta di quel terreno, di quella ubicazione – denuncia il docente romano – inadatta sotto il profilo idrogeologico, una opzione del tutto scellerata. Ogni volta che piove l’area di Tor di Valle si riempie, perchè di tratta di un bacino. Del resto nel progetto era prevista anche una spesa che il Comune avrebbe dovuto sostenere, circa 7 milioni di euro per l’acquisto e messa in opera di pompe idrovore”. Molto adatte per le zone alluvionate.

Aree e terreni fortemente sponsorizzati, ovviamente, dal gruppo Parnasi, che guarda caso ne è il proprietario.

Interviene sul tema l’ex Pd Stefano Fassina, oggi consigliere in Campidoglio. “Sarebbe il caso di scoprire cosa c’è dietro al progetto, sotto il profilo finanziario. Mi risulta un gioco molto complesso a base di cartolarizzazioni, negli Usa, del debito sottoscritto da una società di Pallotta che a sua volta ha ricevuto un finanziamento da una grossa banca d’affari americana. Un vero intrigo. Chi da noi investe nei titoli della Roma rischia grosso, e a questo punto sarebbe il caso che la Consob entrasse in campo”.

Sotto il profilo politico, aggiunge Fassina: “Il Pd ha appena presentato un emendamento in Campidoglio sulla variante al Piano regolatore generale, attraverso cui poter prevedere l’intervento della Conferenza dei Servizi in caso di probabile stallo in consiglio comunale. In questo modo lo stesso consiglio viene del tutto estromesso ed esautorato”.

Sottolinea ancora Fassina: “E’ un gioco di sponda tra la Raggi e il Pd per raggiungere un obiettivo trasversale. C’è in tutto una grande opacità che non nasce dalla giunta Raggi. Questo progetto, fin dalla giunta Marino, è stato caratterizzato da scarsa trasparenza”.

 

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