MAXI APPALTI / GIALLO IN DANIMARCA PER IL PONTE ITALIANO

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“C’è del marcio in Italia”: così hanno pensato le autorità danesi che prima hanno aggiudicato una mega commessa a tre imprese italiane, poi la hanno congelata – caso più unico che raro nella storia di quel paese se riferito a nazioni estere – per il coinvolgimento delle tre nell’inchiesta del Mose a Venezia. La querelle è durata quattro mesi e solo pochi giorni fa il tutto è stato sbloccato.

Oggetto del desiderio l’appalto per la realizzazione del terzo ponte più lungo in Danimarca, il Storsterm Bridge, che collega le isole di Zealand (dove si trova Copenhagen) e di Falsten. Ghiotta la cifra in ballo, 277 milioni di euro, che il nostro tris d’imprese è riuscito ad aggiudicarsi lo scorso ottobre operando un ribasso da 50 milioni di euro: un vero sconto all’italiana.

Il trio d’attacco è composto da Itinera (del gruppo Gavio), Condotte e Fincosit.

Vinta la gara, la stampa danese comincia a scavare, sentendo puzza di bruciato. E viene a galla l’inchiesta della procura di Venezia sulle contestatissime opere per il Mose. Sotto i riflettori le attività del Consorzio Venezia Nuova, cui prendono parte, fra le altre sigle, le tre di casa nostra. Emerge la brutta storia, condita anche di arresti: e il finale – per ora solo parziale – di top manager che hanno patteggiato, altri imputati scampati per la solita miracolosa prescrizione, mentre alcune imprese sono ancora sotto processo per responsabilità in base alla legge 31. Un bel fritto misto.

A sollevare il caso è in particolare un quotidiano sindacale, Fagbladet. Che a inizio dicembre ne scrive di cotte e di crude. Seguono gli altri media, scoppia la bomba, interviene il governo che affida la patata bollente al “Danish Board Directory”, il quale mette disco rosso e congela tutto per i “necessari approfondimenti”.

Approfondimenti che durano due mesi scarsi. Al termine dei quali la mega commessa, come un Findus, viene scongelata. Ma per ora non si conosce la motivazione.

Via libera, dunque, ai lavori, il cui termine è previsto per il 2022: sarà realizzato un ponte lungo 6 chilometri e mezzo e largo 24 metri. Le due corsie verranno affiancate da un doppio binario sul quale potranno correre i treni ad alta velocità, nonché da una corsia per i pedoni e una pista ciclabile. Un altro fritto misto. Si tratta, come detto, del terzo ponte per lunghezza in Danimarca, dopo quelli di Storebaelt e di Oresund.

In Italia Fincosit Grandi Lavori fece parlare di sé, circa due fa, per la realizzazione della linea del tram veloce progettata da anni a Firenze, finalizzata al collegamento dell’aeroporto di Peretola con il centro storico. Un’opera non poco contestata – per l’impatto ambientale, sul commercio e non solo – da molti cittadini e svariate associazioni. Primo sponsor Matteo Renzi quando era sindaco della città gigliata. Un continuo stop and go, per quei lavori, prima assegnati alla napoletana Impresa spa, che a sua volta era subentrata alla fallita BTP (Baldassini-Tognozzi-Pontello). Va in crac anche Impresa (la sua eminenza grigia, il pomiciniano di ferro Vincenzo Maria Greco, è plurindagato), cui subentra alla fine del valzer Fincosit. La quale, a sua volta, finisce dritta nello scandalo del Mose.

Storie di ordinarie imprese di casa nostra.

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