EMMA BONINO A OTTO E MEZZO / NESSUNA DOMANDA SU SOROS

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Il salotto di Lilli Gruber riapre le porte ad Emma Bonino. La puntata di Otto e mezzo del 21 febbraio, infatti, ha visto la leader (con l’ex Dc Bruno Tabacci) di + Europa impegnata in un faccia a faccia con Marco Travaglio. A pochi giorni da una precedente sortita, sempre con la Gruber, Bonino fa un endorsement bis pro Bilderberg, la congrega internazionale che una volta all’anno si riunisce per decidere i destini del mondo, prossimo appuntamento in giugno con ogni probalità a Torino. E di nuovo l’ex radicale cacciata da Marco Pannella inneggia ai Bilderberg: “non è mica il Ku Klux Klan”. E lo ribadisce: “non è mica il Ku Klux Klan, vi partecipano molti autorevolissimi politici”.

Non spunta fuori, nel confronto, il nome bollente di George Soros, il ‘filantropo’ mangiapaesi osannato dai nostri media, in particolare idolatrato da Repubblica. Come mai Travaglio non chiede notizie sulla strana amicizia tra Bonino e Soros, e soprattutto sui legami, anche finanziari, tra la leader di + Europa e la Open Society Foundation, la corazzata ‘umanitaria’ – sic – di casa Soros? E sulla presenza di Bonino nel suo Global Board? Le domande griffate Travaglio, in genere, sono affilate come lame o lamette. Stavolta Soros scorre via, innominato.

Ricorda una delle prodozze del filantropo mangiaeconomie, invece, Elio Lannutti, che risponde ai volgari insulti a lui indirizzati da Alessandra Longo su Repubblica, il quotidiano diretto da Mario Calabresi strenuamente impegnato ogni giorno in attacchi ai grillini, come nella campagna a botte di fake news sulla storia dei rimborsi, la super bufala dell’anno.

Emma Bonino ieri sera a Otto e Mezzo

A lady Longo che lo accusa di non sapere neanche chi sia Soros, il fondatore dell’Adusbef così replica: “Abbiamo conosciuto George Soros il 16 settembre 1992, quando vendendo lire allo scoperto causò una perdita valutaria per 48 miliardi di dollari; una perdita di valore del 30 per cento nella divisa italiana; un suo profitto speculativo di 1,1 miliardi di dollari; l’uscita dell’Italia dal Sistema Monetario Europeo, nonostante la manovra lacrime e sangue per gli italiani da 100.000 miliardi di lire, il prelievo forzoso del 6 per cento su conti correnti e depositi bancari e postali, con decreto d’urgenza pubblicato alla mezzanotte tra il 10 e l’11 luglio 1992 dal presidente del Consiglio Giuliano Amato”.

Sorge spontanea una domanda: come mai fino ad oggi Soros non è stato ancora processato davanti al tribunale per crimini contro l’umanità (e per di più in tempo di pace)? Se lo è stato un Milosevic, perchè non deve esserlo un uomo che ha massacrato economie, mandato sul lastrico popolazioni, finanziato primavere taroccate – dal nord Africa al Medio Oriente passando per i Paesi dell’ex blocco sovietico, mentre oggi nel mirino c’è la vicina Macedonia – che hanno distrutto vite e speranze? Se questo non è un criminale internazionale, come lo vogliamo chiamare?

Un interrogativo al quale, per prima, dovrebbe rispondere lady Bonino, per anni prestigioso commissario europeo.

 

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