PROFESSIONISTI DELL’ANTIMAFIA / LE ULTIME GRANDI SCOPERTE 

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Mafie, queste sconosciute.

Scoprono l’acqua che più calda non si può inquirenti, cervelloni dell’Antimafia e primo inquilino del Viminale. Dalle ricostruzioni in centro Italia alla fresca relazione della Commissione guidata da Rosy Bindi alle riflessioni del ministro degli Interni, infatti, è un diluvio continuo di ovvietà: come se la penetrazione delle malavite ormai super organizzate nei tessuti economici fosse la grande sorpresa contenuta nel prossimo uovo di Pasqua.

Apre il tema l’uomo forte del governo, lo sceriffo targato Pd. “Le mafie – rimugina Minniti – sono in grado di condizionare istituzioni e politica”. Da almeno trent’anni – lo sanno anche gli alunni delle elementari – la collusione tra mafia e politica è arci documentata. Solo al Viminale lo ignorano. Vabbè negli anni di Scotti, Gava & Mancino: ma oggi?

Continua il Vate: “Considerato il rischio concreto che possano condizionare il voto libero degli elettori, non si può tacere in campagna elettorale su questi temi. E invece vedo troppo silenzio”.

E troppa ignoranza. Lorsignori forse non ricordano che da un trentennio le mafie comprano i voti, in combutta con i politici. Ma è meglio tuffare la testa sotto la sabbia.

Passiamo ai professionisti dell’Antimafia, quel manipolo di politici che di volta in volta si radunano in Commissione per la rituale sceneggiata: il finto contrasto alle mafie, ottimo solo per occupare poltrone e adottare al massimo terapie omeopatiche.

Quella di oggi – ragionano le menti della Commssione – appare come una mafia “conveniente”. Anche al Nord, ad esempio in Lombardia, “dove la presenza dei clan è pervasiva” e sono gli stessi imprenditori “a cercare il contatto con gli esponenti della ‘ndrangheta per superare crisi di liquidità o fronteggiare la concorrenza”. Grande.

I novelli Cristoforo Colombo poi annunciano la scoperta: “la mafia ha rinunciato all’intimidazione e alla violenza, meglio la rete di complicità con il mondo delle professioni e della politica”. Accipicchia.

Così come sono meno di moda estorsioni e spacci di droga, mentre vanno per la maggiore investimenti puliti nella sanità, nei servizi sociali, nell’accoglienza ai migranti.

Qualcosa che solo lontanamente sospettavamo…

Eccoci, poi, all’altra scoperta del secolo: l’infiltrazione delle mafie nei lavori per la ricostruzione delle zone terremotate del centro Italia. Vale come esempio lo stupefatto titolo di Repubblica del 21 febbraio: “Sisma, l’ombra dei clan sui cantieri. ‘Così si infiltrano nella ricostruzione’”. State sereni: solo l’ombra…

Continua il reportage dei due inviati speciali, Giuliano Foschini e Fabio Tonacci, che cadono dal pero: “C’è puzza di mafia e malaffare attorno alla più grande stazione appaltante italiana, la Terremoto spa. L’hanno sentita i magistrati di Macerata che, in queste ore, stanno incrociando informazioni con i colleghi di Milano e Reggio Calabria. L’hanno odorata i pm della Direzione nazionale antimafia e gli uomini della Dia che stanno cercando cosa e chi c’è dietro ad alcune ditte, apparentemente immacolate” (nel 1990 fa la Voce editò un libro titolato “Grazie Sisma, dieci anni di potere e terremoto”). Puzze & odori per il fiuto degli 007 griffati Repubblica…

Vaticina il procuratore generale di Ancona, Sergio Sottani: “Risulta la presenza nelle attività di cantiere nelle zone del terremoto di soggetti legati alla criminalità organizzata”. Boom.

Chiude il tema il numero uno della DNA, Federico Cafiero de Raho, che commenta sui riciclaggi delle ndrine in Toscana: “Ci sono imprese colluse e utilizzatrici di somme di danaro provento di reati che finiscono per essere immesse nel circuito economico”. Grande.

 

Nella foto Federico Cafiero de Raho, Marco Minniti e Rosy Bindi

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