Il fuggi, fuggi dalla Tv

Condividi questo articolo

Ringrazio pubblicamente Di Maio e Salvini, tributo sorprendente, considerata la personale, esplicita e permanente idiosincrasia per i due soggetti. Devo loro gratitudine. Mi risparmiano un paio di veloci cambi di canale televisivo che avrei dovuto azionare se avessero accettato di confrontarsi in Tv con Matteo Renzi, che li ha invano sfidati. Una serata da nausea in meno, nel pieno della campagna elettorale, fa bene alla salute psicofisica dell’utente, che, eresia a stento pronunciabile, pur di scansare la rissa interpartitica di questi giorni, accetta perfino di dare un’occhiata all’oscenità post Festival del “Sanremo Young” con la siliconata Clerici alla ribalta, l’incomprensibile affiancamento di un grosso calibro Mediaset (a cosa prelude questa ospitalità del “nemico”?), una batteria di giurati come mai si sono visti in uno show canoro, che includeva la signora Canalis (con quale competenza è uno dei misteri di serata) e uno stuolo di virgulti osannati in sala da mamme e papà che sperano in futuri Baglioni, Vanoni e affini.

Dunque Salvini. L’impavido giustiziere di migranti e meridionali, si è rimangiato il sì alla sfida televisiva di Renzi prevista dalla Rai nello spazio di “Porta a porta” gestito dallo spudoratamente berlusconiano Vespa.

“Io non credo di puzzare” aveva ironizzato il segretario Dem “ma nessuno vuole il confronto all’americana con me. Salvini l’ha fatto con la Boldrini. Di Maio evidentemente è preso dal controllo sulla sua rimborsopoli”.

Il Matteo leghista si arrampica sugli specchi. Dice di aver sfidato più volte Renzi senza risultato e che ora non intende rinunciare al tour elettorale (più volte contestato dalla piazza) per “accontentarlo”. Si inietta una dose di autostima: “Non tradisco le migliaia di elettori che affollano i miei comizi”. Peccato che non si renda conto di tradire milioni di spettatori. Lo dice la cabala, a ragione: la paura fa novanta.

Lo sanno gli analisti politici, lo sa il popolo degli utenti dei media più efficaci e diretti, le Tv. Nel mondo dei normali (Usa, Francia, Germania ecc.) il faccia a faccia televisivo determina quasi sempre la vittoria del contendente più credibile. Evidente, lo sanno anche Di Maio e Salvini e chi ne cura l’immagine. “Meglio non rischiare”.

Tanto di cappello a Bersani. In tempi di timidezze della sinistra nello stroncare il fenomeno del neofascismo, che osa mettere la testa fuori del sacco dove l’ha ricacciato la costituzione, Bersani chiede ragione della concessione delle piazze a Casa Pound e Forza Nuova, che anche a Bologna hanno calpestato la legge con saluti fascisti e slogan mussoliniani del tipo “Boia chi molla”. A far le spese dell’incomprensibile tolleranza sono i gruppi di antagonisti che hanno tentato di impedire la manifestazione provocatoria di Bologna, respinti, dalle forze dell’ordine in assetto antiguerriglia. Hanno esasperato la protesta? Può darsi, ma non doveva toccare alla sinistra storica scendere in piazza contro il neo squadrismo?

Condividi questo articolo

Lascia un commento