CAMPANIA / UN “BACIO AZZURRO” DA 222 MILA EURO

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Giganteschi sperperi in Campania, alla faccia della crisi. Per fare solo un esempio, il ‘Consorzio Alto Calore Servizi’ – il Calore è un fiume che attraversa il salernitano – ha commissionato la realizzazione di un documentario da sogno, “Il bacio azzurro”: arte pura in saldo, appena 222 mila euro il finanziamento stanziato.

La Corte dei Conti della Campania accende i riflettori su una sfilza di spese pazze, di enormi sprechi e di mala amministrazione pubblica.

Ecco altri esempi, fior tra fiori. Nella Campania felix per il mulinare di milioni, sono in attività ben “118 enti pubblici vigilati dalla Regione Campania, a cui si aggiungono 18 società partecipate, 36 enti di diritto privato controllati e 20 comunità montane”. Una pletora di organismi per lo più inutili che però garantiscono rubinetti aperti per amici & clienti.

Commentano le toghe contabili: “se non si gestisce correttamente il danaro pubblico, inutile cercare di sanare i bilanci con il ricorso a forme massicce di contravvenzioni e autovelox”.

Tranciante il giudizio espresso dal presidente della Corte campana, Michael Sciascia: “corruzione, malaffare e spreco la fanno da padroni. I beni e patrimoni pubblici sono visti come bottino disponibile per dar sfogo a istinti predatori”. Quasi lombrosiano.

Del resto, le cifre su inchieste e processi a carico di amministratori pubblici non lasciano spazio a troppi dubbi. Ecco i freschi dati 2017: “320 tra amministratori e dipendenti pubblici citati in giudizio, 328 ‘invitati a dedurre’; 23,8 milioni di euro gli importi in sentenze, 2,6 quelli recuperati dopo le condanne”.

I due bubboni bollenti sono la spesa sanitaria più che mai allegra e la gestione affaristica dei rifiuti.

Sul primo fronte, fanno capolino 8 milioni di euro per i mancati tagli alla stessa spesa sanitaria imposti per legge: invischiate 13 aziende – tra Asl e ospedali – che dovevano risparmiare a partire dal 2015 il 5 per cento su beni e servizi acquistati. E non lo hanno fatto, anzi.

In merito al secondo, la monnezza d’oro, si tratta – sottolineano le toghe contabili – di “uno dei paradigmi di inefficienze e sprechi in regione. Dopo i consorzi e le società provinciali, siamo giunti agli enti d’ambito, nel mentre le precedenti strutture sono ancora tutte in vita, seppur spesso in una fase di interminabile liquidazione”.

Fase, soprattutto, che costa un occhio ai cittadini, vessati da tasse da brividi per servizi inesistenti.

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