In fiction il mito di De André

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Conclusione anni cinquanta (cioè “…E vissero felici e contenti”) per il doppio De André messo in onda dalla Rai, preceduto da reboanti promozioni, in fondo di facile presa sullo sconfinato popolo degli ammiratori del cantautore genovese, mito cresciuto con progressione esponenziale dopo la morte prematura.

Non è dato sapere se Dori Ghezzi, la compagna di vita dopo la separazione dalla moglie, abbia vigilato sul racconto televisivo. Il sospetto è che non sia stato così e si tratterebbe della prima delega in bianco a sceneggiatori e regista della fiction, perché finora, quanto è stato detto e fatto per ricordare De André dopo la morte, l’ha vista partecipe diretta.

Il racconto televisivo ha proposto due capitoli di una storia complessa, forse incompatibile con i tempi delle puntate previste. De Andrè, per due terzi della narrazione, è un giovane uomo egocentrico, scorbutico, asociale. Le sequenze lo ritraggono con un’eterna sigaretta tra le labbra e nessuna alternativa, che canti o faccia l’amore e incollato al bicchiere sempre pieno di wiskey, forse per convincere i telespettatori della sua doppia dipendenza da alcol e nicotina, dei riflessi negativi sul rapporto con moglie e figlio. Un’ossessione. Non c’è immagine del cantautore senza fumo e offuscamento mentale di alcolizzato. Prima di assistere a uno dei mitici concerti, che precede l’immagine del bacio hollywoodiano di Fabrizio e Dori per il “The end” che sfuma sui titoli di coda, gran parte della seconda puntata è spesa per il racconto del sequestro, che decisamente poteva limitarsi a tre o quattro immagini (rapimento, covo dei sequestratori, rilascio).

L’ascolto e la visione della fiction ha dovuto glissare sulla noiosa imperfezione dell’audio che ha costretto ad aumentare i decibel del volume, ma questo è un dettaglio secondario, da imputare alla tecnica di riproduzione. Si poteva far meglio? Assolutamente sì. Il fascino che accompagna il mito di De Andrè non ne ha guadagnato. Neppure un accenno alla sua fine, conseguenza dell’abuso di sigarette.

Meglio ascoltare le sue poesie in musica e immaginarlo circondato da favolosi partener mentre ci regala la storia di Marinella.

Dice Michael Cohen, legale del tycoon, di aver sborsato 130 mila dollari per chiudere la bocca alla pornostar Stormy Daniels, decisa e rivelare una relazione con Trump alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2016. In quei giorni cruciali i reporter americani erano mobilitati per trovare notizie scandalistiche sul candidato repubblicano. Da fonte della Casa Bianca si è tentato di smentire Stephanie Clifford, alias Stormy Daniel. A un intelligenza normale il tentativo è apparso quel che è: una bugia. Se Trump non avesse intrattenuto un rapporto hard con la pornostar, perché pagarla e non querelarla per diffamazione, o semplicemente chiedere le prove della relazione?

Centesimi addio. La zecca di Stato non conierà più le più piccole monetine. Scompaiono gli uno e due centesimi, che convertiti equivarrebbero a dieci e venti lire. L’azzeramento degli spiccioli è benvenuto se si considera la loro inutilità e perfino il fastidio di tenerli nel portamonete, il rifiuto di accettarli di commercianti, distributori automatici di bibite, parchimetri. E però da non sottovalutare che la scomparsa dei centesimi certifica un dato allarmante. Il corrispettivo di dieci e venti lire non serviva più a comprare neppure una caramella e i mendicanti borbottavano se nella mano tesa finivano le minime frazioni di euro.

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