SCALFARI & MINNITI / CARO AMICO TI INTERVISTO

Condividi questo articolo

Negli ultimi tempi era abituato a conversare con Dio, il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari. Adesso è sceso in terra, atterrato sul Viminale, e ha cominciato a parlare con il suo sempre più rampante inquilino, Marco Minniti.

Da bere d’un fiato l’epico colloquio tra il Vate e il super sceriffo, un’intera pagina del quotidiano nel giorno di san Valentino.

Mitico l’incipit, sembra di sentirsi tra mura che conosci da una vita: “ho incontrato ieri il ministro dell’interno Marco Minniti – esordisce il Profeta dalla barba bianca – ci vediamo spesso e quasi sempre è lui che viene a casa mia per una chiacchierata su tutto quello che accade intorno a noi. Questa volta però io sono andato al Viminale”. Emozionante. Evangelico.

Cinguettano e si danno del tu, come due vecchi amici del bar. Un perfetto copione tra intervistato e intervistatore.

Si comincia con una domanda pepata su Macerata: “vuoi chiarire qual è stata la tua posizione?”.

Poi la fucilata al cuore: “ti incontri molto spesso con Renzi e a quanto mi risulta i tuoi suggerimenti sono quasi sempre accettati e messi in pratica. Che cosa gli suggerisci?”. Da Pulitzer.

Eugenio Scalfari. Nell’altra foto Marco Minniti

Amabile, ‘O Sceriffo sussurra e propone: “Te lo dico subito ma prima voglio parlare della democrazia in genere, dei suoi valori, dei metodi di metterla in pratica”. Silenzio, è arrivato Montesquieu.

Segue poi il domandone, dove il fondatore di Repubblica confessa di aver votato SI al referendum sulla Costituzione voluto da Renzi. A convincerlo è stato l’amico Romano Prodi. “Votò SI – rivela il Vate – ed io feci come lui”. Ottimo e abbondante.

Segue la riflessione del poliziotto-costituzionalista che prescrive il percorso da seguire, anche nel dopo voto: “Gentiloni deve continuare come governo di ordinaria amministrazione perchè questa è l’intenzione del nostro presidente della repubblica”. E chissenefrega di cosa gli italiani infileranno nell’urna: la democrazia, in un Paese che ha sopportato senza fiatare 4 governi illegali e mai votati dai cittadini, è ormai un optional.

La lezioncina, da perfetto Bignami, continua.  Fino all’incubo 5 Stelle. “Credo che perderanno terreno se la politica del Pd aumenterà l’efficienza, gli ideali e la raccolta di una grande sinistra”, analizza ‘O Sceriffo.

Così si congeda il Vate: “A questo punto ci siamo alzati, abbracciati e lui mi ha detto: la prossima volta vengo di nuovo a casa tua, lì si sta meglio che qui. Si chiacchiera egualmente senza che circoli l’aria dell’ufficio”.

Ma siamo su Scherzi a parte?

Condividi questo articolo

Lascia un commento