La crepa della sinistra diventa crepaccio

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Chapeau. Tanto di cappello a chi di fronte alla tastiera muta del computer cerca e trova ogni santo giorno una nuova idea per buttar giù il suo corsivo, l’editoriale quotidiano, lo spunto per la vignetta di prima pagina. Dunque lodi alla memoria di Fortebraccio, penna prolifica dell’Unità al tempo di Fanfani e Andreotti, al Forattini precedente al salto della quaglia che deviato a destra il suo percorso satirico, applausi alla prosa elegante e a tratti irrispettosa di Michele Serra, agli impertinenti quanto sferzanti “sassi di Marassi” (Il Mattino), ai racconti graffianti di Elle Kappa, nelle pagine interne di Repubblica. L’ultimo è un piccolo capolavoro di creatività applicata agli eventi di cronaca. Luca Traini, il delinquente che ha sparato sui migranti, leghista molto vicino a Salvini, ha raccolto un ignobile, coro di “bravo, bene, bis” sui social, scaturito dalla solidarietà omertosa di Salvini” al vigliacco “giustiziere” e pacche sulla spalla, un benvenuto entusiasta all’ingresso nel carcere.

Elle Kappa inventa un dialogo tra i suoi due surreali personaggi: “Sconcertante silenzio di Di Maio su Macerata” dice uno. “Non è colpa sua. Su Wikipedia (di dove i grillini sono accusati di aver attinto per formulare il programma di governo) non ha trovato nulla”, gli risponde l’altro. La vignetta è rivolta indirettamente al Pd e al sindaco di Macerata che hanno dissuaso gli organizzatori a tenere una manifestazione antifascista. Ne deriva la domanda sulla vulnerabilità del Paese, incapace di evitare scontri di piazza e la violenza dei neofascisti di Casa Pound e Forza Nuova. L’incredibile “pausa di riflessione” di Minniti, Renzi e compagni diventa stridente se si considera che perfino in seno alla Lega è nata una fronda interna anti Salvini (quello di “onore a Traini”), capeggiata da Bossi e Maroni, indignati per il suo piglio di neofascista. Ma come giustificare le timidezze dem, le preoccupazioni per possibili scontri, se domani si terrà una manifestazione dei centri sociali, a cui aderiscono Liberi e Uguali, la Fiom, l’Unione studenti, Amnesty International, mezza Arci, il circolo Anpi?

Italo, per somma ironia del nome con cui è stato battezzato il treno ad alta velocità, perde la nazionalità italiana e finisce nelle mani americane, al fondo Gip. Le cifre della transazione impressionano i poveri cristi. Luca di Montezemolo (sì quello della debacle Ferrari, del crac Alitalia) incasserà 2 miliardi e mezzo di euro, Flavio Cattaneo 116 milioni, Gianni Punzo (interporto Nola) 157 milioni. Come dire che di fronte a montagne di denaro anche i più tenaci supporter del patriottismo, gli alfieri del made in Italy, strabuzzano gli occhi e cedono alla potenza del dio euro.

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