Torpore democratico

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Ai primi sintomi di una patologia che assume drammaticamente il carattere di pericolosa endemia, ho provato senza esito a diffondere l’allarme. Segnali inequivocabili preannunciavano da tempo l’uscita dalla fogne del fascismo, dove la democrazia lo aveva confinato. Il crescendo di rigurgiti sempre più espliciti, sfrontanti, tipicamente aggressivi, si moltiplicavano nell’indifferenza generale. Una metà del Paese, drogata da slogan xenofobi, anti europei, razzisti, tendeva le orecchie ai primi proclami populisti e qualunquisti e non dava ascolto al racconto, seppure sporadico, di violenze e proclami sovversivi, ripresi dal magma torbido della destra, delle sue connessioni nostalgiche con il Ventennio (Fratelli d’Italia, Storace, Alemanno) e di interessati partner (Lega, Forza Italia). Parte cospicua dell’altra mezza Italia, privata di riferimenti ideologici dalla frantumazione della sinistra, assisteva passivamente a saluti fascisti, raduni e cortei della destra estrema, sempre più spavalda, a pestaggi, agguati a migranti, clochard, nomadi, omosessuali, sedi del Pd, a cyberinsulti e minacce.

Nella convinzione malata che la libertà di stampa sia un dogma privo di confini, giornali a linea editoriale antifascista (Mentana, Annunziata, Formigli), hanno ritenuto, che far cronaca a prescindere, legittimava l’ospitalità televisiva a esponenti di primo piano della destra fascista, rendendoli visibili, normali. In forme approssimative, poi sempre più esplicite, l’onda anomala del neofascismo è cresciuta in pericolosità e, a diversi livelli di identificazione con il regime del Ventennio, si è accreditata come la panacea di tutti i mali italiani. Via i migranti dal Paese, conflittualità con l’Europa (no all’euro, ritorno alla lira; secessione del Nord).

C’erano, è evidente, i prodromi per la riesumazione del fascio, della riabilitazione di Mussolini, di un Paese con un piede sull’orlo del baratro. Tutto sottovalutato, ignorato, fuori dall’agenda politica dei partiti democratici, interamente assorbiti da lotte intestine, ciechi e sordi, smemorati.

E’ brusco il risveglio dal torpore patologico di cui hanno profittato Forza Nuova, Casa Pound, Fratelli d’Italia, la Lega, Forza Italia, (a giorni alterni i 5Stelle), per suggestionare gli italiani con la resuscitata ideologia del “ci vuole un uomo forte, uno che decide e fa”. Uno che ufficializzi il progetto infame e utopico dei migranti rispediti a casa in massa, il livellamento in basso delle tasse, altrettanto irrealizzabile e ad hoc per i contribuenti ricchi, l’idea di due Italie (il sud da lasciare al suo destino), un rottamatore che abolisca il diritto all’aborto terapeutico, le unioni civili tra gay, il testamento biologico, la parità uomo-donna, la libertà di stampa, la pluralità dei partiti, i sindacati, i dissidenti; che reintroduca l’autarchia, il revancismo, l’epurazione, la pena di morte.

Si fa strada il fondato timore che qualche segnale, ancora debole, di resipiscenza della sinistra (di quel che me rimane in piedi), arrivi con molto e colpevole ritardo e sia espressione di singole coscienze più che di un fronte democratico pienamente consapevole, perciò estemporaneo, che sia una breve e insipida parentesi nel fitto vociare di insulti reciproci tra competitori per assumere la guida del Paese.

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