Un discutibile benvenuto

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Governa da dittatore, incarcera decine di migliaia di dissidenti, molti li fa torturare, molti li uccide, elimina ogni voce della stampa contraria al regime, governa con il piglio cinico del despota, cavalca l’onda della xenofobia, è accusato di traffici scambi illeciti con l’Isis (petrolio in cambio di armi). Che altro? Il presidente turco è stato accolto con tutti gli onori dal governo italiano e gli ingenui si sono chiesti “perché?” Risposta agevole. La Turchia è un cliente molto speciale dell’industria italiana delle armi (elicotteri e non solo). Significativo l’incontro con il gotha degli imprenditori italiani e chissà se ha partecipato anche l’azienda produttrice degli elicotteri che vende alla Turchia. Significativo ‘incontro con il gotha degli imprenditori italiani. Erdogan è anche garante del filtro che calmiera il flusso di migranti diretti in Italia.

Ma il papa che c’entra? Perché ospitarlo in Vaticano e rendergli omaggio con doni giustificati per interlocutori presentabili?

Massima allerta sicurezza a Roma e piano sicurezza concordato con la polizia turca (???). Proteste ammesse esclusivamente in una cornice di legalità. (Perché in altre circostanze sono consentite anche quelle illegali? Nel centro storico nessuna manifestazione pubblica ammessa, fino alla partenza di Erdogan. Eppure le proteste non sono mancate. Contro Erdogan striscioni con le scritte “Stato turco assassino”, “Boia Erdogan!”, Giù le mani dal Kurdistan”, “Erdogan Turchia autostrada per i terroristi”. “Assassino Erdogan”.

Si chiedono i democratici “Ma l’Europa è ancora contro l’accoglienza della Turchia nella Comunità?

Crozza e un paio di giornali hanno affidato agli esperti di statistica il calcolo di quanti voli Italia-Africa e resto del mondo servirebbero per riportare nei rispettivi Paesi di origine seicentomila migranti “abusivi”. Migliaia. In via di previsione tremila andate e ritorni. Il costo? 12 miliardi di euro. L’idea antagonista? Un solo decollo a costo sostenibile di un aereo di Stato con atterraggio in un atollo che nella cartografia del mondo è indicato con un puntino visibile solo con la lente d’ingrandimento: a bordo Berlusconi (“via seicentomila migranti”), Salvini (“Se vado al governo ne caccio mezzo milione”) e il vertice dei 5Stelle (“E noi, che siamo forse più fessi? Anche noi rispediremo al mittente i profughi”).

E l’atollo? Lo si può immaginare abitato da una comunità di incazzatissimi senegalesi, nigeriani, marocchini, siriani.

L’auspicio: confermare l’assioma della reiterazione storica definita da Gian Battista Vico “corsi e ricorsi”. Salotto televisivo di Fazio, faccia a faccia con D’Alema, ultimo giorno utile di campagna elettorale per le regionali, prima del silenzio mediatico imposto dalle regole del gioco. Tutto il tempo concesso da “Che tempo che fa” all’esponente del Pd fu saturato dalla demolizione della candidatura del centrosinistra di Niki Vendola a governatore della Puglia, motivata dal dispetto per la mancata designazione di un suo uomo. E’ noto com’è andata: la velenosa denigrazione ha ottenuto l’effetto contrario e Vendola è diventato presidente della regione.

Quasi in dirittura d’arrivo, la corsa con traguardo 4 Marzo, registra l’intervista di D’Alema rilasciata al Tgcom24. Si dice emozionato di presentarsi candidato in Salento e ne ha per tutti. Per Berlusconi, i Cinquestelle, ma con molto garbo (“non li demonizzo”) e specialmente con il Pd, senza garbo, anzi con cinico atteggiamento fratricida. Se Benedetto Croce, fan di corsi e ricorsi, avesse di nuovo ragione, il D’Alema lancia in resta contro i dem potrebbe aver fatto un gran favore a Renzi. La controprova: dice il vero leader di Liberi e Uguali (Grasso è solo un “prestanome”): “Quanto a Matteo Renzi, io ho sempre preferito occuparmi dei problemi più che delle persone (clamorosamente falso!). Sento dirgli ‘il partito di D’Alema, il partito di D’Alema’…È talmente antipatico alla maggior parte degli italiani che ogni volta che mi attacca frontalmente mi fa un favore”. Se due più due fa ancora quattro anche questa esternazione potrebbe favorire Renzi, per il solito effetto contrario alle intenzioni di partenza.

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