Macerata e dintorni

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L’ostacolo a mettere in sinergia le onestà intellettuali, il contrasto alle diseguaglianze sociali, all’ignobile divisione del mondo in ricchezze (per lo più illecite) e povertà indifese, soprattutto nei grandi agglomerati dell’inurbamento tipico delle megalopoli, è nella solitudine delle minoranze, scoraggiate a diventare “rivoluzione” dal magma che gestisce capillarmente la società. Ieri ho riflettuto a lungo sull’opportunità di commentare con la mia nota quotidiana la tentata strage del fascio leghista di Macerata. Ho rinunciato, nella consapevolezza che l’indignazione di taluni e l’assoluzione di altri sarà materia di attenzione dei media per un paio di giorni, fino al prossimo tema utile a vendere quotidiani e ascolti televisivi. Il 4 marzo i leghisti voteranno comunque Salvini, la destra Meloni e i “meno male che Silvio c’è” Forza Italia. Altrettanto farà il popolo di Pd e Leu, della sinistra o quel che ne resta, impegnata a inasprire la frantumazione in cui si dibatte, per ragioni estranee all’ideologia, generate da lotte intestine di potere. I suoi elettori, in decrescita esponenziale, voteranno dimenticando che il Pd e i suoi antagonisti da sinistra hanno consentito a rigurgiti di neofascismo di ripresentarsi nello scenario della politica italiana con preoccupante, sottovalutata escalation, fino alla provocazione di candidarsi il 4 Marzo di gruppi eversivi quali sono Casa Pound e Forza Nuova.

Negli anni della “speranza di cambiare la società” i tentati colpi di Stato della destra sono stati sventati con la mobilitazione democratica a tutti i livelli. Ora il capo del governo, con tono accomodante, invita alla pacificazione, a non influenzare il voto con contrapposizioni esasperate. Manna per la destra, leghista o neofascista, che nega di essere mandante dello stragista di Macerata. Anzi, profitta cinicamente di un episodio, che dovrebbe metterli alla sbarra per chiara istigazione, e addebita il gesto di un loro fanatico adepto alla sinistra, responsabile di aver consentito l’invasione barbarica di migranti nel nostro Paese.

Oggi in una colonna d’apertura di pagina, la Repubblica trae dall’archivio alcuni recenti fattacci. Roma, una masnada di delinquenti xenofobi (Forza Nuova), al grido di “bengalesi di merda” li ha assaliti a colpi di spranga, mentre erano intenti a preparare la festa di capodanno del loro Paese. Il raid è stato seguito da altri, non meno violenti. A Firenze un fanatico elemento di Casa Pound ha ucciso due ambulanti senegalesi e ne ha ferito un terzo. Fermo: un estremista di destra insulta la moglie di un nigeriano (“scimmia africana”) che reagisce ed è ucciso con un pugno. A Vairano Scalo, nel casertano, ancora ingiurie (“bastardi negri di merda”) e violenze contro i migranti, picchiati a sangue. Ancora a Roma, con una spedizione punitiva, un centro di accoglienza è preso d’assedio da estremisti di destra, su provocazione di una donna bianca che denuncia di essere stata aggredita da un profugo africano. La polizia accerta che la donna ha mentito. A farle violenza è stato il marito, italiano.

Sulla vicenda di Macera non si esimono dal commento Berlusconi (C’è un problema di sicurezza delle città), Giorgia Meloni (Così si è ridotta l’Italia in mano alla sinistra), Salvini (la responsabilità morale è di quelli che hanno riempito di profughi il nostro Paese). E Di Maio? Bocca chiusa, per evitare domande imbarazzanti sul flop delle parlamentarie (per lui la miseria di 400 clic telematici) e la valanga di ricorsi che lo seppelliscono di ridicolo.

“Restiamo calmi”, è l’appello del centro sinistra.  La debolezza dei questa timidissima posizione evoca altre inspiegabili titubanze a stroncare razzismo e apologia del fascismo. Torna alla mente lo stabilimento balneare dedicato al culto di Mussolini, l’aggressione al prete additato come filo migranti per aver concesso loro di fare il bagno nella piscina dove si tuffano gli italiani, i no a richieste di locazione con la motivazione “non si affitta a i migranti”, in puro stampo nazista il simulacro della Boldrini bruciato in piazza.

Ecco la morale ispirata a questa Italia dell’inconsapevolezza e della colpevole tolleranza, di complicità politiche con razzismo e neofascismo: il default della sinistra rischia di consegnare l’Italia all’olio di ricino, ai manganelli, ai libri antiregime bruciati in strada, all’espulsione di mezzo milione di emigranti promessa da Salvini, alle farneticazioni di Fontana, indicato dal centro destra alla successione di Maroni, presidente uscente della regione Lombardia che, smaltite le critiche alle dichiarazioni ingiuriose sulla razza africana, si è permesso questa provocazione: “Dopo la mia frase la crescita nei sondaggi mi dà ragione”.

Altri mondi. Londra, in un giorno qualunque, sciopero della metro, città in tilt e lunghe code alle fermate dei bus a due piani. Si ferma il numero 57, direzione Trafalgar Square. Salgono due persone, non di più. Un passeggero diretto lì rimane al suo posto, in coda alla fila, in attesa che si esaurisca. Sale solo sul terzo 57 arrivato, quando si trova alla testa della coda. Esagerato? Forse. E che dire del lord inglese Michael Bates, ministro del governo May. E’ arrivato alla Camera dei Lord con due minuti di ritardo e non ha potuto rispondere a un interrogazione parlamentare della collega Lister. Le ha chiesto scusa e si né dimesso da ministro con effetto immediato. Certo, sembra una scelta estrema, quasi inverosimile, ma non lo è su fronte opposto l’avvitamento alla poltrona di parlamentari italiani che indagati, imputati o condannati non se ne staccano?

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