Al voto, al voto e ci fanno due p…

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Per la penna geniale di Mimì Rea l’art director della sua casa editrice ha coniato il titolo “Gesù fate luce”, metafora dell’invocazione a cancellare guai e scelleratezze umane. A quell’appello al cielo, fosse in vita, Rea farebbe certamente ricorso in questi giorni di bagarre dilagante, che precedono il voto del 4 Marzo, per scongiurare un permanente stimolo al vomito da nausea, indotta dal bombardamento mediatico a senso unico sulla guerra senza esclusione di colpi tra in partiti in competizione. Il peggio e non è critica faziosa, lo provoca il marchingegno all’italiana della cosiddetta “par condicio” che con il bilancino assegna a ciascuno dei contendenti identica visibilità. Sicché chi ritiene Di Maio, Renzi, Grasso, Meloni e Salvini insopportabili pretendenti al governo del Paese, è costretto a sorbirseli con permanenti mal di pancia, o, in alternativa a fare zapping per saltare notiziari e talk show, a spegnere la radio negli orari dell’informazione, a disertare l’edicola, a tapparsi le orecchie se nel metrò i vicini di sedile litigano per convinzioni politiche opposte.

Uno a caso, il quotidiano la Repubblica di oggi 30 Gennaio, si propone così: in copertina, a tutta pagina titolo sui 5Stelle, nella colonna di apertura due anticipazioni di editoriali sul voto (Messina, Stefano Folli), e a destra il prologo di un articolo sulla Flat Tax che occupa tutta la pagina numero 4. In quinta, pubblicità. Nell’intera pagina 6 i “pasticci” dei pentastellati e di Renzi, in settima, per intero, lo “scoop” su un candidato grillino annunciato e disdetto, perché in passato eletto con il Pd. L’ottava pagina è riservata a due pasionarie, la dem Boschi e la Fratelli d’Italia Meloni. La nona è monopolizzata da Renzi (“Io alla guida del Pd o spariamo”), la decima ospita le foto tessera dei duellanti su sponde tra loro nemiche e commenti relativi, la pagina numero 11 racconta i candidati di Berlusconi e un’intervista a Salvini. Si gira pagina e la numero 12 elenca la parentopoli elettorale, i casi di mogli, figli e nipoti imbucati nelle varie liste. Poteva mancare la tredici? Non manca e se l’accaparra il caso di Facebook che annuncia una task force per smascherare le fake news, le balle messe in circuito per danneggiare questo o quel partito. La segreta speranza di aver concluso il rosario di parole su parole pre-elettorali si spegne all’apertura delle pagine di cronaca locale. Quelle di Napoli, ma la constatazione non sarà dissimile per le altre redazioni regionali, impegnano altri quattro folgi del quotidiano fondato da Scalfari per la politica, o meglio le candidature “losche”.

Non siamo ancora all’orgia mediatica, che assumerà i caratteri dell’indecenza nei prossimi giorni, immediatamente prima e dopo il voto, ma è già il momento di riprendere il titolo dei racconti di Rea: Gesù fate luce. Nel senso di una lettera aperta al presidente della Repubblica, perché le campagne elettorali siano confinate in un lasso di tempo breve e non frantumino come uno schiacciasassi quel che avviene nel mondo oltre i confini dell’imperfetto approccio italiano alla competizione per il governo del Paese, disputa estranea ai problemi degli italiani e molto vicina alla libido dei partiti per il potere personale o di casta.

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