FAKE NEWS / L’ALLARME DI CENSIS E REPUBBLICA

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Continua la stenua battaglia di Repubblica contro le fake news. Un vero problema di Stato, secondo il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, la più grossa emergenza nazionale, la mina piazzata sotto il Palazzo della nostra Democrazia. E chissenefrega di disoccupazione, precariato, senzadiritti, senzasoldi, senzasanità, ferrovie killer, ospedali di merda, scuole sgarrupate.

L’allarme rosso, oggi, è quello delle fake news, delle bufale che – secondo lorsignori – oggi pascolano beate nelle ampie distese della rete, mettendo a rischio – udite udite – il voto del 4 marzo.

Per fortuna è stato appena inventato, dall’uomo della provvidenza al Viminale Marco Minniti e dal super poliziotto Franco Gabrielli, un apposito Bottone Rosso anti fake news, con una task force mobilitata notte e giorno per captare le segnalazioni disperate della gente che nota, sulla rete, ufo volanti e bufale in corsa. Uno scudo difensivo, per i cittadini, una barriera protettiva perchè il popolo bue non è in grado di valutare, da solo, se l’asino vola oppure no.

Ai confini della realtà.

E a supporto arrivano le drammatiche rilevazioni del Censis, le segnalazioni dello tsunami che si sta abbantendo sul nostro povero Paese, notizie inventate di sana pianta tanto per stordire quello stesso popolo bue. Per rincoglionirlo sempre di più.

Ma chi c’è dietro tutto questo? Quali i misteriosi burattinai? Cerca di scoprirlo, appunto, il Censis, la nuova Croce rossa di casa nostra, il soccorso che tutti i povericristi aspettavano da tempo.

A trasmettere il Verbo griffato Censis, a diramare i suoi bollettini di guerra, provvede la solerte Repubblica, sempre più nel mare tempestoso dopo le picconate del suo patròn De Benedetti, il padre che ha appena scannato il figliol prodigo.

Uno studio da bere d’un fiato, “I media e l’immaginario collettivo”, che descrive uno scenario da incubo, un vero horror movie in cui stiamo quotidianamente affogando.

Dalla fotografia annuale sulle abitudini informative degli italiani – geme Repubblica – “emerge che oltre la metà degli utenti di internet ha creduto a notizie false (il 45 per cento ‘qualche volta’, il 7 per cento ‘spesso’). E quasi l’80 per cento degli italiani ritiene che si tratti di un fenomeno pericoloso”. Mamma mia.

Ecco qualche dettaglio in più, sulla nuova peste che ci sta invadendo: “I più istruiti pensano che le fake news siano create ad arte per inquinare il dibattito pubblico e favoriscano il populismo, mentre una buona parte dei giovani (tra i 14 e i 29 anni) ritiene che l’allarme sia ingigantito dai giornalisti stessi”. Ma che creduloni questi italiani.

fakePoi Repubblica fa parlare il Vate in persona, Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis. Ecco il suo Verbo: “mi fanno sorridere quelli che dicono che le bufale ci sono sempre state. Così facendo si sottovaluta il ruolo specifico delle tecnologie digitali. Nell’era dell’uno vale uno, sono saltate le gerarchie e si è persa autorevolezza”. E – novello Scalfari – filosofeggia: “assistiamo al primato dell’emotività sulla verità comprovata”. Acciderba!

La stessa analisi, le stesse cifre, la stessa diagosi era stata stilata un paio di settimane fa dal sociologo-tuttologo Ilvo Diamanti, che proprio sulle colonne di Repubblica suonava l’identico emozionato allarme. L’unica tragedia italiana, oggi, è quella delle fake.

Possibile che a nessuno faccia neanche capolino nell’anticamera del cervello il vero, unico problema su questo fronte: ossia l’informazione negata, omologata, cloroformizzata, ormai in pratica inesistente? Il deserto informativo che ci circonda? Il vuoto di conoscenza sopra di noi?

Possibile mai che nessuno veda la trave e invece si attardi a osservare il pelo?

 

Nella foto Marco Minniti e a destra Franco Gabrielli

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