Pecore, ora scimmie clonate. Tocca all’uomo?

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Mengele, medico nazista, colpevole di esperimenti sui prigionieri ebrei usati come cavie, non accetta che il Fhurer renda l’anima al diavolo e preleva dal corpo del defunto quanto gli occorre per ottenere la clonazione di novantadue ragazzi, identici a Hitler quattordicenne, dati in adozione in tutto il mondo per riproporre il percorso del nazi dittatore. Il film fantascientifico da incubo, per la regia di F.J.Schaffner, ebbe un effetto terrorizzante, nonostante la clonazione fosse ritenuta un’utopia senza futuro, la sperimentazione è andata comunque avanti. Il tema lo ha riproposto concretamente Ian Wilmut nel 1996. Dolly primo mammifero clonato da un identico animale, ha dato alla luce sei agnellini ed è stata sua volta clonata per far nascere quattro pecore. La povera cavia si è poi ammalata di tumore al polmone ed è stata soppressa. Il caso si ripropone all’esordio di questo 2018 ed è made in China. Gli scienziati dell’Accademia delle Scienze di quel Paese mostrano al mondo due vivaci scimmiette, Zhong Zhong e Hua, primi esempi di duplicazione di un primate e si deve al genetista Paolo Vezzoni la notizia choc che clonare un uomo è tecnicamente possibile. La dichiarazione riaccende una polemica colpevolmente sopita, con la domanda: ma l’energia atomica poteva essere confinata solo nel campo sterminato e decisivo dell’uso civile? Il quesito è essenziale e fa rimbalzare una seconda richiesta al mondo scientifico. E’ lecito consegnare ai ricercatori la responsabilità delle scoperte e in parole più esplicite “chi controlla gli scienziati perché fermino in tempo sperimentazioni pericolose per l’umanità?” Hiroschima, le minacce incrociate Trump /Kim Jong-un, la corsa ad armi letali di Paesi che stivano negli arsenali bombe atomiche, possibile che non facciano squillare sirene e campanelli d’allarme?

C’è il rischio di banalizzare la questione del futuro, ma è bene correrlo: se la scienza approderà alla clonazione perfetta di uomini e donne, chi ne usufruirà? Nessun dubbio, gli stessi privilegiati, che impauriti dal rischio di guerre atomiche, possiedono bunker inattaccabili e con tuti i comfort, quelli che non credono in un’altra vita e si fanno surgelare, nella speranza di sveglarssi fra cento anni un mondo migliore.

L’immagine di Zhong Zhong e di Hua nel ghota del Vaticano ha l’effetto di un uppercut al mento. La clonazione è un atto blasfemo per la Chiesa, perché l’unico a creare l’umanità è Dio e il film “Ragazzi venuti dal Brasile”, per quanto frutto di fantasia fantascientifica, è un monito su cui riflettere, per scongiurare una più o meno prossima umanità di bianchi, occhi celesti, che saluteranno con il braccio teso in avanti e verso l’alto, cammineranno con il passo dell’oca e grideranno “eia, eia, alalà”.

E allora, fermare la ricerca? Ovviamente no, divieti e remore hanno sempre frenato il progresso, ma i correttivi sono possibili. La scienza è vicina a sanare patologie gravi con l’evoluzione della ricerca sulle staminali e in altro territorio le stampanti in 3d aprono scenari che oltrepassano l’immaginario. La Chiesa difenda pure i suoi dogmi, ma non combatta il progresso scientifica. Semmai rinunci alla leggenda di Adamo ed Eva progenitori dell’umanità se è vero, che quando è nato il mondo era quasi il nulla, o al massimo microscopici antenati dell’uomo comparso nel suo aspetto attuale solo dopo molti millenni.

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