COMUNE DI NAPOLI / LEGNATA DA 100 MILIONI A 38 ANNI DAL SISMA

Condividi questo articolo

Il terremoto del 1980 che sconvolse Campania e Basilicata si fa sentire ancora. Le sue scosse telluriche si trasformano oggi in un gigantesco problema per le casse del Comune di Napoli, già da mesi a rischio crac. E’ stato infatti appena notificato a palazzo San Giacomo un decreto di pignoramento da quasi 100 milioni di euro, dopo le azioni esecutive messe in atto dal Consorzio Cr8, impegnato nella ricostruzione post sisma di 38 anni fa.

Stava uscendo con gran fatica dalle sabbie mobili, l’amministrazione guidata dal sindaco arancione Luigi de Magistris, alle prese con un mare di debiti e con il bubbone dell’Anm, l’azienda napoletana dei trasporti che versa in stato comatoso e per la quale è stato chiesto al tribunale di Napoli il concordato preventivo.

Il peggio sembrava passato, avendo evitato il fallimento di fine anno dopo che il governo, nella sua manovra finanziaria, ha previsto di spalmare i debiti su 20 anni invece che su 10 per alcuni enti locali, tra cui lo stesso Comune di Napoli e la Regione Campania.

Luigi de Magistris

Luigi de Magistris

Scampato il pericolo, però, al portone di palazzo San Giacomo ha bussato l’ufficiale giudiziario, con un regalino d’inizio anno da 97 milioni di euro, il debito cumulato e non onorato nei confronti di Cr8. Ma in cassa ha trovato solo 24 milioni di euro, adesso quindi bloccati: circostanza che rende praticamente impossibile pagare ogni spesa corrente e mette a forte rischio gli stipendi delle migliaia di dipendenti comunali, la vera ‘bomba’ che da sempre toglie i sonni ai vertici di palazzo San Giacomo.

Si giustificano al Comune: “il nostro debito in realtà è di soli 20 milioni, perchè il resto è tutto di competenza dello Stato, derivando da quel vecchissimo debito contratto dal Commissariato di governo per l’emergenza dopo terremoto. E le responsabilità del governo attuale, in questa storia, sono fortissime, perchè dopo numerosi incontri sul tema non se ne sono fregati di tener fede agli impegni e ci hanno lasciati con il cerino in mano”.

L’imputato numero uno è Maria Elena Boschi, stando al j’accuse dell’assessore al Bilancio del Comune, Enrico Panini: “Lo Stato, quindi il governo, non ha dato segnali neppure parziali di interessamento per quanto riguarda la sua parte di debito – sottolinea Panini – determinando quindi non solo un totale fallimento dei rapporti istituzionali ma gettandoci anche in una situazione gravissima”.

E l’assessore al Bilancio precisa: “La sottosegretaria Maria Elena Boschi, delegata dal premier Paolo Gentiloni, non ha dato risposte ed eccoci arrivati a questa situazione da incubo”.

Ancora: “Avere 24 milioni in meno in cassa è qualcosa che ci penalizza moltissimo. Contro tutta la vicenda abbiamo appena presentato ricorso al Consiglio di Stato ma non è stata ancora fissata l’udienza. Ora ci stiamo attivando per avere le anticipazioni sui flussi di cassa previsti dalla Finanziaria, poi da giugno incasseremo i nostri tributi e cercheremo di proseguire con la gestione ordinaria”.

Accusa la deputata e consigliera comunale Pd Valeria Valente. “E’ sconcertante che la giunta non abbia ancora effettuato gli appostamenti in bilancio e gli accantonamenti necessari, come prevede la legge, soprattutto dopo l’ennesima mano tesa alla città nell’ultima legge di stabilità. E’ venuta l’ora che l’amministrazione finalmente si assuma tutte le sue responsabilità”.

Condividi questo articolo

Lascia un commento