CAPITANO ULTIMO / COSI’ PARLA  IL NOVELLO SAN FRANCESCO

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Commovente pagina dedicata da Repubblica alle gesta del capitano Ultimo, alias Sergio De Caprio, l’eroe dei due mondi – aveva coordinato l’operazione ‘sceneggiata’ per la cattura di Totò Riina – che adesso vive da perfetto San Francesco in una comunità per gli ‘ultimi‘ in provincia di Roma.

Nella lunga intervista il mitico carabiniere impersonato nella super fiction da Raul Bova apre il suo cuore, da perfetto protagonista del libro Cuore. Un po’ cresciutello, ma sempre in grado di strappare una lacrima. Anzi un fiume di lacrime.

Partiamo dalle struggenti parole dell’inviata Conchita Sannino, che ha raggiunto l’Eroe e i suoi Uomini in una sperduta zona, ‘la Mistica’, il cui solo nome già ci fa entrare nel clima.

“Le parole dell’uomo che fu il Capitano Ultimo – pennella – oscillano tra collera e misticismo”.

Eccolo, il Verbo che s’incarna: “Noi siamo gente semplice, come questi rom, come gli amici profughi siriani che sono qui con noi a curarsi di terra e animali. Siamo lasciati via, derisi come loro”, li “arringa il capitano De Caprio, recordman della polvere dopo l’oro”. Boh.

D’un fiato continua Conchita: “E’ stato prima star nazionale, poi sporcato dalla polvere di un processo per favoreggiamento insieme al prefetto Mori, poi lasciato andare ai Servizi segreti con una parte della sua squadra, infine cacciato (“riconsegnato all’Arma”) dopo il caso Consip (nel quale, però, lui non è indagato). Troppe vite”.

Ma ecco che in lui s’erge il Filosofo: “ognuno ama come riesce, io per l’Arma e per il popolo l’ho avuto. Avrò fatto errori ma l’importante è sognare, rialzarsi”.

Rapita, chiede l’inviata: “Un tau al collo, quella in Dio è l’unica fede che perdona?

E il Vate: “E’ la strada di Gesù e di Francesco d’Assisi. La fede aiuta. Dà forza e voce agli indifesi”.

Poi torna su questa terra. E sui legami indissolubili della vita. Così narra alla messaggera di Repubblica circa l’amicizia con il pm della procura di Napoli Henry John Woodcock. “Ho imparato tanto da lui e dal team napoletano. Lui ha capito come dev’essere la polizia giudiziaria oggi: rapida, all’avanguardia, aderente alle mosse dell’avversario”. Ottimo e abbondante.

Poi il gran finale, mentre comincia a levitare: “c’è chi serve il popolo, non vuol essere servito. Forse questo spaventa”. Sì, spaventa davvero.

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