AUTOSTRADE / TRUCCHI, REGALI, MILIARDI E ANCHE IL SEGRETO DI STATO

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Autostrade, la super lobby va sempre in gol. Gol pesanti, miliardari, quelli messi a segno dai signori del pedaggio eterno, oggi beneficiati con l’ennesimo aumento tariffario, e da un regalo trovato sotto l’albero di Natale, per quanto riguarda una bella fetta dei lavori di manutenzione, da gestire attraverso società collegate e controllate.

Ma la ciliegina sulla torta è ancora un’altra: i contratti di concessione sono coperti dal più assoluto riserbo, nessun cittadino né utente né associazione dei consumatori può ficcarci il naso. Perchè sono coperti – udite udite – nientemeno che dal segreto di Stato.

UN SEGRETO COMODO COMODO

E cominciamo proprio da questo ultimo, incredibile tassello nel mosaico affaristico dei padroni del casello. Racconta un funzionario del ministero dei Trasporti: “Avete mai provato a chiedere di esaminare i contratti stipulati dal concedente, ossia il ministero dei Trasporti mentre prima era l’Anas, e i privati? Non vi verrà mai fornito, perchè sono contratti protetti dal segreto di Stato. Lo stesso succede, in un ambito diverso, per i prodotti finanziari, spesso titoli spazzatura, venduti dalle banche ai loro risparmiatori: nessuno può vederli, anche in quel caso c’è il segreto di Stato. Ma vi rendete in quale democrazia taroccata viviamo? Non c’è un partito che alzi un dito per protestare e viglia cambiare le cose. Tutti allineati e coperti. E i cittadini, al solito, derubati e calpestati come pezze da piedi”.

Nicolò Pollari

Nicolò Pollari

Forse ricorderete la vicenda dei contratti ‘finanziari’ sui quali la Voce scrisse un’inchiesta poco più d’un anno fa. E di una folle sentenza del Consiglio di Stato che difendeva, con acrobatiche motivazioni, l’apposizione del Segreto di Stato, perchè alla stampa – veniva sostenuto – quindi alla pubblica opinione, ai cittadini, non è giusto far sapere cosa le banche approntano alle loro spalle, quali trappole – come si è visto in questi anni – allestiscono i Bankster di casa nostra per veder rimpinguare i loro profitti, sempre sulla pelle dei risparmiatori.

Non c’è due senza tre, ed eccoci alla terza vicenda che i lettori della Voce conoscono bene. I dossieraggi ordinati dal governo Berlusconi ad inizio anni 2000 ai danni di magistrati, giornalisti e gruppi ‘scomodi’, spiati per anni, pedinati, delegittimati nelle loro attività: il tutto venne organizzato dai Servizi di Nicolò Pollari e venne alla luce nel corso dell’inchiesta sul rapimento Abu Omar. Ma il processo di Perugia che ne è scaturito è finito in flop, per via del Segreto di Stato apposto da tutti i premier che negli ultimi dieci anni si sono succeduti, da Prodi a Berlusconi fino alla quaterna dei non eletti (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni). Una vicenda di spionaggio privato trasformata in una alta questione di difesa nazionale, l’unica che può giustificare il Segreto di Stato.

Abu Omar

Abu Omar

E figurarsi, ora, per le autostrade, cosa mai può giustificare il Segreto di Stato? Pericoli per la sicurezza del nostro Paese? Perchè se caso mai ne viene a conoscere il contenuto la Francia si scatena la rivoluzione? A proposito di Francia, va notato en passant che tutti i contratti di concessione che regolano il settore autostradale transalpino vengono regolarmente pubblicati sul sito del ministero.

Da noi, invece, quello guidato da Graziano Delrio resta un sepolcro imbiancato.

Continua il funzionario: “sono in buona parte contratti vecchi, risalenti agli anni ’90, una parte poi è stata riveduta tra il 2008 e il 2010, un’altra ancora è stata rinnovata alla chetichella e si tratta ogni volta di prolungamenti ultraventennali. Il segreto sta proprio in quel che prevedono, che è bene non far conoscere ai cittadini, perchè altrimenti si accorgerebbero delle truffe alle quali sono sottoposti. Nei contratti, infatti, le società private devono dettagliare i loro piani di investimento, i quali giustificano il mantenimento dei pedaggi e gli eventuali rincari. Ora, se si scopre che certi investimenti non sono stati fatti, oppure sono stati promessi e non fatti, cade ogni giustificazione per pedaggi e aumenti, e quindi si scopre finalmente che il re è nudo. Per cui il Segreto di Stato serve a coprire il meccanismo truffaldino”.

A quanto pare in Italia esiste, tra le tante Autorithy, anche una per i Trasporti. Ma che ci sta a fare se non esige un minimo di trasparenza nel suo settore? Si trincerano all’Autorità: “abbiamo più volte più volte manifestato la necessità di renderli pubblici, i contratti”.

Manifestato a chi? A se stessa? Una sorta di autoproclama, peraltro disatteso?

IL REGALO DEL 40 PER CENTO

Ma eccoci al regalo di Natale, confezionato con cura dal governo Gentiloni, dal ministro Delrio e dal segretario Pd Matteo Renzi. Un emendamento alla legge di Bilancio, infatti, riconferma la quota del 40 per cento dei lavori di manutenzione, che era stata messa in discussione – per la sua evidente anomalia – dal Codice degli Appalti approvato due anni fa e che prevedeva invece una riduzione al 20 per cento.

Graziano Delrio

Graziano Delrio

A quella riduzione i big delle autostrade – gruppi Benetton e Gavio in testa – si sono ovviamente ribellati e hanno trovato facili e morbide sponde governative, attraverso le quali riuscire a imprimere nell’asfalto quella quota fatidica, il 40 per cento di tutti i lavori di manutenzione autostradale da smistare alle loro società collegate o controllate senza dover passare per nessuna gara d’appalto. Cose che neanche nella Turchia di Erdogan.

Un affare da circa 15 miliardi di euro, quelli che possono spartirsi le numerose sigle che popolano il ricco arcipelago autostradale.

In pole position Pavimental e Spea sul fronte della Autostrade per l’Italia fa capo al gruppo Atlantis dei Benetton. Il nome di Pavimental è venuto alla ribalta, alcuni anni fa, per i subappalti concessi ad alcune sigle in forte odore di camorra e concernenti caselli autostradali e viadotti.

Alla potente SIAS dei Gavio, invece, fanno capo svariate altre sigle, a partire dalla storica Itinera, per poi passare a Abc, Interstrade, Sea, Sicogen e Sina. Insomma, ce n’è per tutti i gusti. Globalmente, il numero degli addetti ai lavori in questo lussureggiante arcipelago è di circa 3000 addetti. Il sindacato, dal canto suo, pensa alla difesa dei posti di lavoro e poco è interessato a regole & trasparenza.

 

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