Il sacchetto della discordia

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L’Italia delle liti cercava un nuovo motivo di rissa e lo ha trovato: siamo in piena guerra dei sacchetti della spesa e il popolo dei belligeranti vede l’una contro gli altri armati l’intera comunità degli italiani e i governanti. Per capire cosa nasconde la disputa è utile la stringente logica delle cifre. In campo si misurano, nell’ordine, la tutela della salute, le 150 imprese specializzate nella produzione di contenitori della spesa, i giganti del commercio di settore. Scegliamo di partire dalla coda dell’elenco. L’Esselunga di Capriotti trova nelle casse dei suoi punti vendita 7,5 miliardi di ricavi e si prepara a entrare nel gotha del settore con l’ingresso nel listino della borsa di genere. Un boom anche se imparagonabile ad alcuni “mostri” europei e mondiali. Un esempio? La francese Carrefour può esibire un fatturato dieci volte più alto: 79 miliardi di euro. L’inglese Morrison, con 500 store, ha un fatturato di 16 miliardi di sterline.

Si chiede la signora Gelsomina, fedele cliente di super mercati: “Con quello che incassano e la libertà di fissare i prezzi come a loro piace, il costo dell’adozione dei contenitori biodegradabili non era giusto che se lo accollassero, inglobandolo nel costo dei prodotti?”. La concretezza della signora non fa una piega. E nulla da obiettare alla replica di chi ha buona memoria e ricorda ai contestatori dei sacchetti ecologici che il mondo degli ambientalisti per anni ha tifato e invano per la fine della plastica inquinante. Come la mettiamo con l’incoerenza?

Il contendere si inasprisce con la discesa in campo dei partiti. Il tiro al bersaglio, unico, registra una nuova bocca di fuoco. Imputato, neanche a dirlo, il Renzi, che secondo le lingue biforcute avrebbe favorito l’amica Bastioli, leader di un settore che comprende 150 imprese produttrici di materiali plastici biodegradabili. Di fronte a una rivoluzione epocale, che può contribuire a salvare il pianeta dall’ossessione della plastica, l’imputazione somiglia molto all’ipotetica accusa rivolta al ministro di turno che apre la trattativa per la vendita dell’Alitalia e la chiude aggiudicando l’asta alla Lufhtansa grazie alla mediazione con l’“amico” ministro dell’economia tedesco.  Conflitto d’interessi? Questo il capo d’accusa dei “nemici” di Renzi, titolare di un rapporto privilegiato con Catia Bastioli, nominata presidente di Terna e produttrice in un ruolo primario nel pianeta dei contenitori biodegradabili. Altro motivo di mugugni: l’adozione dei sacchetti in causa non era obbligatoria per volontà dell’Europa ed è uno strano aspetto del contendere. Se abbattono il rischio di gravi malattie e di inquinamento della Terra, più giusto condividere l’opinione dell’Europa o decidere autonomamente? In confidenza, questo putiferio mediatico somiglia e tanto al “facite ammuina” di Masaniellana memoria”, tema buono a tenere in attività le redazioni dei media.

Tranquilli, il Saviano milanese o romano terrà viva la tradizione del racconto su marginalità sociale, criminalità, più o meno organizzata, degrado, violenza, subculture scaricati come un tornado sulla Scampia gomorriana. Indagini attendibili segnalano che periferie “a rischio” non mancano a Milano e Roma. Nella capitale politica San Basilio, Tor Sapienza Tor Bella Monaca e la zona del Collatino, nell’hinterland est della capitale. Sono tutti territori dello spaccio e centrali di smistamento della droga, di concentrazione di pregiudicati delle storiche famiglie romane della criminalità e di delinquenza minorile. A Milano, oltre alla presenza di bande giovanili, le aree coinvolte nello spaccio di droghe sono Lambrate, Quarto, Oggiaro e Rogoredo (sede del “boschetto della droga”), l’aria verde di via Cassinis, per lo spaccio di eroina.

Basta aver pazienza, l’argomento è certamente suscettibile di proseguire nella scrittura di biglietti da visita di grandi e belle città identificate a senso unico con i loro angoli bui, comuni a ogni grande metropoli del mondo.

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