Scissione elettorale, Partito dei Magistrati al Governo

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Che non esistesse davvero nulla di ideologico o sentimentale nella scissione dal PD di elefanti come D’Alema e Bersani, o di nullità politiche come Speranza o Civati, era già evidente fin dal primo istante. Così come non vi era chi ponesse in dubbio che i motivi alla base della lacerazione fossero di carattere “squisitamente” vendicativo, connessi cioè a modeste faide personali. Ciò che invece appare ora in tutta la sua evidenza è il calcolo elettorale, meticolosamente architettato a tavolino, della arruffata pattuglia di “ex” che da oggi darà l’assalto alla diligenza per mettere fuori gioco il Partito Democratico (per ora ci sono già riusciti) ed offrire a Grillo l’indispensabile apporto di quel 4-6 per cento che era già, nei bilancini dei sondaggi, indispensabile per portare al governo il Movimento 5 Stelle.

Quello che per diversi mesi era stato presentato agli italiani come uno strappo “necessario”, e che già in molti avevano giustamente identificato come l’ennesimo regolamento di conti interno, peste ineluttabile della sinistra italiana, nel giorno in cui si sciolgono le Camere e parte ufficialmente la corsa verso il 4 marzo viene a galla in tutta la sua brutale evidenza. Dati universalmente per morti i valori del PCI (compresi i pochi, residuali aneliti di qualche tenace nostalgico), i fondatori dell’ex Mdp, poi ex Articolo 1, infine Liberi e Uguali, avevano da tempo fiutato l’aria, previsto la legge elettorale proporzionale e compreso quindi che restava loro una sola strada per mantenersi a galla: creare lo strapuntino ad hoc per il Movimento 5 Stelle, che da solo non avrebbe mai raggiunto il necessario 40 per cento.

Del resto, la coriacea fazione dei magistrati entrati già da tempo a gamba tesa nell’agone politico, aveva già elaborato da mesi quel sopraffino calcolo elettorale. Impensabile che stessero ad attendere pazientemente l’esito del voto democratico, lasciando la scelta al popolo italiano. Roma, con i disastri della Raggi, ci aveva messo già del suo, e in abbondanza, per non impensierire la coalizione che sapientemente, dietro le quinte, dirige le fila del Movimento: non certo solo Casaleggio e Grillo ma, al loro fianco, ideologi e supporter come Pier Camillo Davigo, Nino Di Matteo, Woodcock, Gratteri, altri reduci da MD, tutti magnificati, un giorno sì e l’altro pure, dall’organo di partito, il Fatto Quotidiano.

Non è un caso, del resto, se già in tempi non sospetti, a poche ore dalla “scissione” nel PD, era stato lo stesso direttore del Fatto, Marco Travaglio, ad indicare la strada dal salotto televisivo di Lilli Gruber: la gamba che mancava (e mancherà) a Di Maio per conquistare Palazzo Chigi la offriranno loro, i transfughi dal renzismo, con buona pace del diritto degli italiani di scegliere e, soprattutto, delle velleità mostrate da Renzi, nei mille giorni di governo: come quella di varare provvedimenti all’insegna della “lesa maestà”, vedi la legge sulla responsabilità civile dei magistrati (2015), o una stringente normativa contro i depistaggi di Stato (luglio 2016), fino all’ardire di proporre una riforma seria della magistratura, riuscendo per giunta ad equiparare l’età pensionabile dei magistrati a quella di qualsiasi lavoratore, come se fossero comuni mortali.

Matteo Renzi, dunque, è servito. D’Alema e Bersani, altrimenti sprofondati in naftalina, ce li ritroveremo al governo (minimo un sottosegretariato), di riforma della giustizia non sentiremo più parlare e, se qualcuno si azzardasse a farlo, ad indirizzarne il corso saranno gli stessi magistrati od ex, a cominciare dal “nuovo” leader di Liberi e Uguali Pietro Grasso.

L’unico che potrebbe ancora sparigliare le carte di una trama ordita nei dettagli resta l’imprevedibile Berlusconi. Massacrato sotto il profilo giudiziario (ben più di Renzi coi falsi del caso Consip), spedito a cambiare pannoloni agli anziani al cospetto del mondo, il cavaliere a quanto pare non si è arreso. E trova ancora consenso in milioni di italiani. A questo punto non resterà che ricorrere al finale della barzelletta tante volte raccontata dal vecchio Silvio: bisognerà abbatterlo. Non è detto che qualcuno non ci stia già pensando.

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Un commento su “Scissione elettorale, Partito dei Magistrati al Governo”

  1. Umberto ha detto:

    E quindi il “mondo” è controllato dalla lobby dei magistrati. Bene. Mi mancava.

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