PONZELLINI, EX BPM / LA PROCURA CHIEDE  UN ANNO E MEZZO

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Banche sempre nell’occhio del ciclone. Adesso è la volta di Massimo Ponzellini, l’ex brasseur di Stato che alcuni anni fa è stato al timone della Banca Popolare di Milano (oggi BPM).

Il tribunale di Milano lo ha condannato in primo grado per corruzione ad un anno e sei mesi. Molto più alta la pena che aveva chiesto il pm Maurizio Clerici, 6 anni per associazione a delinquere. La condanna si riferisce ad un singolo episodio, una mazzetta da 700 mila euro pagata al banchiere in cambio di favori per lo svolgimento di alcune operazioni finanziarie, tra cui l’acquisto di quote di un fondo.

Per Ponzellini, comunque, è già dietro l’angolo il solito salvagente della prescrizione, la medicina salvatutti sul fronte delle corruzioni.

Il quadro delle accuse era pesantissimo e tirava in ballo anche il re delle slot Francesco Corallo, il cui nome è tornato alla ribalta delle cronache per le vicende che hanno travolto Gianfranco Fini e la Tulliani dinasty. Secondo la ricostruzione dell’accusa, infatti, Corallo avrebbe ottenuto, grazie a Ponzellini, un prestito di 140 milioni di euro dalla Popolare di Milano.

La stessa accusa quantificava le operazioni irregolari in 230 milioni di euro, e il maltolto di Ponzellini & C. in 2 milioni e 400 mila euro.

Da brividi il quadro dettagliato dal pm Clerici. Tra il 2009 e il 2011 è stata creata, veniva messo nero su bianco, “una struttura parallela e deviata verso interessi personali”.

E ancora: “Quando in una banca si danno soldi agli amici degli amici, che magari li sperperano, lo si fa sulla pelle dei correntisti, sulla pelle in qualche modo del pubblico, e sulla pelle degli imprenditori e dei privati che meriterebbero credito e invece se lo vedono negare a favore di chi conosce strade diverse”.

E’ lo stesso, identico copione andato in scena negli ultimi anni, dal caso Monte dei Paschi a quello delle 4 banche, tra cui Etruria, alle banche venete. Una scientifica spoliazione di correntisti e risparmiatori per favorire gli amici degli amici.

E’ stato – ed è ancora – un pezzo da novanta nella nomenklatura di casa nostra, Ponzellini.

Allievo di Romano Prodi, si è fatto le ossa nel prestigioso salotto bolognese dell’ex premier, Nomisma, per poi passare, con il suo Vate, alla corte dell’Iri. Quindi una poltrona che conta alla Banca Europea per gli Investimenti e, nel 2007, la poltronissima al vertice di Impregilo, il colosso delle costruzioni. Quindi il regno alla Popolare di Milano. Non è certo finita qui: perchè è consigliere dell‘Istituto Oncologico Europeo, la creatura di Umberto Veronesi oggi al centro di trattative milionarie; ed è vicepresidente di INA-Assitalia.

E poi la ciliegina sulla torta: fa parte del cda, ed è membro del consiglio di gestione, del Fondo Interbancario di Tulela dei Depositi. Come dare a Dracula la presidenza dell’Avis.

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