Bastardi, ma con riserva

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Un bel Natale, come meritano i buoni d’animo, i paladini della tolleranza, gli accoglienti: lo augura a Belpietro il magistrato milanese che l’assolve per non aver commesso il fatto. Nel ruolo di direttore del foglio di destra filoberlusconi, “Libero”, era imputato di offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone, con l’aggravate della finalità di odio razziale. Suo il titolo “Bastardi islamici”, dopo la strage di Parigi. La benevola corte ha preso per buona la tesi di Belpietro, che a suo dire non avrebbe rivolto l’insulto a tutti gli islamici. Sarebbe interessante conoscere la qualità dell’arringa del pubblico ministero. Per capirci con un esempio: era da assolvere chi indignato per la testata del giocatore Zidane a un nostro difensore gli avesse gridato “francesi di m…a? e si fosse difeso affermando che non ce l’aveva con tutta la Francia?

Piangono, come i coccodrilli pentiti: i britannici, plagiati dall’establishment anti europeo, hanno innestato la retromarcia e da recenti sondaggi si delinea la tendenza al “no” che voterebbero a un nuovo referendum sull’esodo dalla Comunità. Al momento la prevalenza di chi vuole rimanere nella Ue è del 51% contro il 41% dei separatisti. Si farà un nuovo referendum? Il quotidiano Indipendent riferisce che sono già due milioni e novecentomila firme di chi invoca la legge per una seconda consultazione, ma l’orientamento del governo May sembra escludere questa ipotesi. E’ certo che si accenderà il confronto fra Brexit e Remain e si divaricherà la forbice che divide in due l’Inghilterra. La doccia fredda dei 40 miliardi da versare alla Ue ha sicuramente contribuito alla fibrillazione in corso nella Gran Bretagna e la vicina Scozia chiede un nuovo test popolare per l’indipendenza e il confronto, da subito, con Bruxelles. Dalle nostre parti il giovanotto Di Maio, “figlio adottivo” del comico genovese, mandato allo sbaraglio per l’impossibilità a candidarsi, impedito dai precedenti giudiziari, azzarda un “torniamo alla lira”. Anche un neolaureato in economia lo boccerebbe come autolesionista e visionario. Il pentastellato meno qualificato a proporre la candidatura per palazzo Chigi ondeggia. Dichiara in Tv che voterebbe sì ad un referendum sull’uscita dell’Italia dall’euro, ma, seppellito da epiteti di ignorante della finanza, esegue un’inversione a “U”, tardiva e forse suggerita dalla prudenza di colleghi che gli prospettano il rischio di accrescere a dismisura il debito del Paese come dimostra l’onere di 50 miliardi chiesto alla May per uscire dalla Comunità. Dal centrosinistra si fa sentire Orlando. “Di Maio”, dice con ironia, “voterebbe contro l’euro, ma vuole rimanere nella moneta unica: un tuffo carpiato, alla Cagnotto”.

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