“Felice Natale”, ma per chi?

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Utopia, solenne illusione, è la speranza che il Natale induca l’umanità a ripensare se stessa per abbattere il cosmico gap che separa ricchezze e povertà, privilegi e tragiche marginalità. Il Natale, anche per chi non lo festeggia come rito della cristianità, è un test permanente per capire se il mondo evolve o involve. Due frammenti dell’informazione pre-natalizia sostanziano la convinzione che la società universale, a un passo dall’esordio del 2018, si disponga a confermare il dominio violento dell’egoismo e il dramma di ingiustizie millenarie.

Esistono parametri che nella loro essenziale semplicità danno ragione a questa premessa. Senza tetto che muoiono di freddo e Very Important Persons in vacanza di lusso, migranti ingoiati dal cimitero del Mediterraneo e star del cinema che non intaccano più di tanto i loro ingenti patrimoni per concedersi terzi, quarti o più matrimoni, con liquidazioni milionarie alle ex.

C’è l’osservatorio delle news a compendio di queste discrasie. Dice di una giovane donna rumena di appena diciannove anni suicida. Pochi giorni prima di uccidersi ha perso il lavoro di commessa, per mancato rinnovo del contratto di lavoro.

In Italia, ogni anno, sono circa quattromila i suicidi e negli anni della crisi economica ne sono state vittime, per un dodici percento, lavoratori disoccupati, imprenditori non in grado di continuare a gestire le loro attività.

Questi drammi si confrontano con stridenti contrapposizioni. Per esemplificarlo è speciale paradigma la filosofia aziendale della compagnia aerea Emirates. Per coloro che non riuscirebbero mai a spendere i miliardi che riempiono la loro cassaforte, volare da pascià è nell’offerta super lusso di suite a cinque stelle in prima classe. Ai sedili angusti degli aerei normali Emirates oppone poltrone ultracomode in ambienti privati di quattro metri quadrati dotati di ogni comfort, compresi un minibar, un ampio scrittoio, un guardaroba e un pannello ipertecnologico, una grande finestra. L’airbus della Singapore Airlines propone sei spaziose suite con letti matrimoniali, un tavolino per il mack-up con un monitor da 32 pollici. Di tutto, di più. La Ethiad compagnia di Abu Dabi offre gli agi del The Residence, il più lussuoso, esclusivo spazio a bordo di un aereo: camera, salotto, bagno, maggiordomo personale, istruito dalla Savoy Butler Academy di Londra, la mitica scuola britannica per maggiordomi e menù da ristorante à la page. Il costo per crogiolarsi in questa orgia di piaceri è di “appena ventimila dollari, cifra abbordabile, alla portata di un operaio metalmeccanico”.

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