FAKE NEWS / DA BERLUSCONI A RENZI, ANDATA E RITORNO

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Fake news, finalmente il Pd trova una ragione d’esistere. E’ infatti questa titanica battaglia il collante che ormai tiene unite le brancaleoniche armate renziane.

Basta lotte contro le ingiustizie sociali, chissenefrega dei diritti quotidianamente calpestati, cosa importa se la giustizia è ormai un’utopia.

E chissenefrega che la libera informazione sia diventata ormai carta straccia. Il problema maximo, secondo gli aficionados del segretario, è che sul web circolino bufale al pascolo per campi sconfinati.

Come vedere la pagliuzza e non la trave, che è invece la ormai totale omologazione dei media e delle notizie, l’assoluta mancanza di inchieste, la tramontata capacità di giornali e tivvù di servire ai cittadini-lettori un piatto autentico, invece degli ormai hamburger stile McDonald.

Il sito Democratica, “primo caso in Italia – come si autocelebra – di un quotidiano politico, digitale e gratuito rivolto alla comunità del Pd”, diretto dall’ex montiano di ferro Andrea Romano e germogliato sulle ceneri della ex Unità, ha fatto delle fake la sua bandiera, la sua ragion di vita: povero Gramsci, si rivolterà come una trottola maledicendo quel 12 febbraio 1924, il giorno in cui ebbe la sciagurata idea di fondarla.

Ecco cosa scrive la già mitica Democratica il 12 dicembre. “Nelle scorse settimane Democratica ha raccontato la minaccia rappresentata dalla diffusione massiccia delle cosiddette fake news. Il Pd è stato spesso oggetto di bufale virali, messe in campo da soggetti la cui identità e le cui relazioni non sono state ancora chiarite”. Evidente il riferimento ai 5 Stelle, il bersaglio grosso del Pd.

E poi: “Come preannunciato da Renzi, per provare a porre un argine al dilagare delle notizie bufala in rete, il Pd presenterà periodicamente un report su tutte le nuove fake news che circolano in rete”. Ottimo, come programma elettorale, i cittadini scendono in piazza per festeggiare.

Nobilissimo lo scopo: “l’obiettivo è quello di contrastare il diffondersi di questo virus, provando a smascherare le notizie mistificanti dei fatti e della realtà”.

E fanno subito due esempi. Una vecchia foto di Renzi con il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, spacciata per nuova ad immortalare un incontro segreto tra i due per censurare la libera informazione sul web. Secondo esempio: una ‘card’ sul funerale di Totò Riina dove compaiono anche “autorevoli rappresentanti istituzionali e del Pd: David Sassoli, Maria Elena Boschi, Laura Boldrini e Francesco Verducci”. Insomma, un evidente fotomontaggio parasatirico: ma secondo i cervelloni di Democratica si tratta di un volgare attacco allo Stato, un tentato golpe!

E lo stesso giorno, il 12 dicembre, viene raggiunto il top. “Non lo facciamo per la campagna elettorale o per vincere un collegio in più. Lo facciamo per i nostri figli. Con questi report il Pd svolge un servizio pubblico”. Tutti i figli d’Italia ringraziano, e tutto il Belpaese si genuflette davanti ad un partito che – lontano da interessi personali – svolge un tale, immenso Servizio Pubblico! Stoccolma chiama per il Nobel…

Ed eccoci ad un’altra chicca griffata Democratica a proposito di un sito ispirato dalla Lega, AdessoBasta:“una delle principali pagine di disinformazione” – ecco la descrizione – che fa parte di un network internazionale formato da Bold British, usato a favore della Brexit, e Mideswestmania, schierato su posizioni anti islamiche.

Sembrano, pari pari, i toni usati da Pio Pompa, il fedelissimo dell’ex capo dei Servizi Nicolò Pollari, quando una dozzina d’anni fa confezionò un dossier sugli allora nemici di Silvio Berlusconi: un gruppo di magistrati, giornalisti, associazioni e alcuni politici, tutti uniti in un’opera di “disinformazione”, tutti pronti ad inventare fake news – questa la sostanza, anche se allora il termine non esisteva – a discapito del Cavaliere.

Ai vertici di quella struttura disinformativa, secondo la descrizione – anche grafica – di Pompa, c’era proprio la Voce (allora Voce della Campania), con i suoi ‘magistrati amici’ e con quel Percy Allum, il noto politologo inglese, terminale delle formazioni islamiche! Incredibile ma vero.

La storia venne fuori come ramo dell’inchiesta sul rapimento di Abu Omar. Ne scaturì un lungo processo a Perugia, stoppato per quel segreto di Stato invocato da Pollari e Pompa e regolarmente confermato da tutti i governi che si sono susseguiti negli anni.

Ora quei toni sono passati – pari pari – da Berlusconi a Renzi. Come volevasi dimostrare…

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