CASO ETRURIA / DI PIETRO E POMICINO IN DIFESA DELLA BOSCHI

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Otto e mezzo, salotto di Lilli Gruber del 10 dicembre. E’ in scena Maria Elena Boschi, suo accusatore il direttore de il Fatto Marco Travaglio. La patata bollente ovviamente si chiama Etruria. E’ il giorno della audizione dell’ex numero uno della Consob, Giuseppe Vegas, davanti alla commissione sulle banche capitanata da Pierferdinando Casini.

La sottosegretaria rivendica la sua innocenza e la sua verginità politica, come un giglio candido. Travaglio l’accusa di tutto e di più, dall’intrusione in campi non suoi ai conflitti di interesse, nonché di menzogne davanti al parlamento.

Pochi giorni prima, nella non Arena di Massimo Giletti, uno degli amici storici di Travaglio, l’ex pm e fondatore-affondatore di Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, aveva difeso l’ex ministra dalle accuse: “Difficile che ci siano reati, il salvataggio delle banche è un problema politico”. E poi: “una cosa sono le pressioni, che vogliono dire violenza e minaccia, un’altra l’interessamento. Se non c’è pressione ma solo la possibilità di interloquire, non si ravvede alcuna rilevanza penale, ma solo politica”.

Le stesse, identiche parole dell’ex pm di Mani pulite, qualche giorno prima erano state usate da uno dei suoi ex inquisiti ai tempi di Mani pulite, poi diventato grande amico, Paolo Cirino Pomicino.

Il quale, nel corso di un’intervista di cui la Voce ha pubblicato alcuni passaggi (vedi link in basso), ha difeso a testa bassa l’attuale sottosegretaria, rimproverandole addirittura di non aver dato di più, e di aver negato in Parlamento qualsiasi intervento a favore di Etruria.

D’amore e d’accordo, perfettamente sulla stessa lunghezza d’onda ‘O pm e ‘O ministro.

Cosa ne pensa a questo punto ‘O direttore?

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