BAGNOLI / PER 25 ANNI HANNO SOLO RUBATO, BONIFICA TUTTA DA RIFARE

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L’è tutto da rifare, diceva Gino Bartali. Così capita adesso con la bonifica di Bagnoli, completamente da rifare dopo 25 anni di finti lavori, opere taroccate e una barca di milioni spesi, almeno 600.

Ecco cosa succede. L’Ispra ha appena messo nero su bianco che la bonifica dovrà riguardare tutta l’area, compresa quella dove sono stati effettuati gli interventi. Ciò vuol dire che quegli interventi erano inutili se non addirittura dannosi, avendo ulteriormente peggiorato la situazione ambientale e alzato i livelli di inquinamento.

Ammette il disastro Invitalia, il soggetto pubblico (l’ex carrozzone Sviluppo Italia, cambio di nome ma uguale sostanza) incaricato di effettuare i futuri lavori che annuncia “l’avvio delle attività di analisi di rischio specifiche del sito che, in considerazione del livello attuale delle sostanze inquinanti presenti e del futuro utilizzo dei suoli, consentiranno di definire le più idonee modalità per effettuare le previste bonifiche nonché per aggiornare le stime del loro costo”.

Quindi altri vagoni di milioni per la gioia dei ‘bonificatori’ che verranno!

Claudio De Vincenti

Claudio De Vincenti

Spara tric tra il ministro della Coesione sociale e del Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, che in un tweet così esulta: “Avanti con le bonifiche nell’interesse di tutti i cittadini”.

Entro il 22 dicembre verrà pubblicato il bando di gara internazionale per l’affidamento del progetto di bonifica delle aree a terra, comprensivo della tanto contestata colmata e degli arenili.

Il 21 dicembre, poi, è prevista la Conferenza dei Servizi, presso la Prefettura di Napoli, in cui verranno discussi i dati elaborati dall’Ispra e Invitalia presenterà il piano di bonifica anche per la contigua area ex Eternit, un altro bubbone trentennale, con tutto il carico di amianto disperso da sempre nell’aria e nel mare.

Non è finita. Perchè entro fine anno è prevista la sentenza di primo grado del tribunale di Napoli sulla bonifica taroccata. Una perizia tecnica, consegnata a febbraio, in pratica anticipa quanto oggi diagnosticato dall’Ispra: ossia un inquinamento più elevato di sempre, una bonifica finta, alla faccia – e sulla pelle – dei cittadini. Gli imputati sono tutti pezzi da novanta di Bagnolifutura, l’altro carrozzone pubblico (era una partecipata del Comune) travolto da un crac arcimilionario, oltre 200 milioni di euro.

Pagheranno il conto, lorsignori?

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