SAIPEM / IL CORSERA DIMENTICA LE MAXI TANGENTI IN BRASILE

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Inno alla gloria di Saipem intonato dall’orchestra del Corriere della Sera. Un’intera pagina del supplemento ‘Economia‘ dedicata al cambio di pelle del colosso impiantistico. E un perfetto scordammoce ‘o passato sul fronte giudiziario.

Così viene ricostruito nella cronistoria: “2015 – Arriva la Cassa Depositi e Prestiti che rileva dall’Eni il 12,5 per cento. Saipem è uscita da anni duri dopo scandali come l’accusa di tangenti in Algeria nel 2012”.

La pesantissime accuse giudiziarie di questi anni, quindi, si tramutano per incanto in una favoletta del passato. Saipem è ormai uscita dal buio busco popolato da lupi mannari e ora è una viola mammola.

Peccato che le odierne cronache raccontino tutt’altro. Ad esempio a proposito dei processi per corruzione internazionale in cui è coinvolta, a cominciare da quello per le maxi tangenti Petrobras. Saipem,  infatti, è indagata sia dalla procura brasiliana, impegnata nell’inchiesta Lava Jato che sta mettendo in crisi l’intero sistema politico carioca, che da quella milanese, da un paio d’anni alla prese non solo con le tangenti verdeoro, ma anche con quelle algerine e nigeriane. Un bel fritto milionario.

Secondo il genuflesso Corsera, invece, il presente e soprattutto il futuro di Saipem sono tutto rose e fiori. Con appalti a molte cifre dietro l’angolo e una diversificazione in direzione prettamente ambientalista. Impegnata come sarà – secondo la penna di Alessandra Puato – ad esempio nelle “energie rinnovabili, come il campo marino nelle Shetland, che darà luce a un milione di case”.

E’ proprio il caso: fiat lux.

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