Gomorra, visto da Stoccolma

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Soci di un club di lettori, i signori Lendgren, Akerlung, Lomberg, Sandstrom e Bergman, sono investiti della responsabilità di testare la qualità dei palinsesti di emittenti televisive europee, per trarne indicazioni a favore della Tv più seguita in Svezia. Sollecitati da un riquadro nella pagina spettacoli del Dagens Nyheter, che pubblicizza il via alla serie Tv “Gomorra”, assistono carta penna a portata di mano ad alcuni episodi della fiction e discutono tra loro su contenuti, personaggi, eventi e luoghi rappresentati. Il tema “camorra”, fino a quel momento inquadrato nel capitolo delle mafie, da Al Capone alle cosche siciliane, esula dagli ambiti noti e rivela ai dotti teleutenti svedesi il volto subumano di spacciatori e assassini, di violenze, crudeltà e disvalori, concentrato di una criminalità spietata, a tratti edulcorata da sentimenti quasi normali. Il dibattito riserva speciale attenzione ai luoghi dove il racconto è ambientato: case tugurio, il massimo degrado delle vele e di contro lussuose ville dei boss, auto costose. Si accende la contrapposizione di tesi sull’identikit di Napoli, che sopravvive alla promiscuità di bellezze naturali, tesori d’arte e malavita. Per Algot Sandstrom “Gomorra” è un biglietto da visita della città italiana, un avvertimento a riflettere con cura sul suo ruolo di attrattore turistico, di meta da inserire nelle prospettive di viaggi vacanza dei connazionali. Arthur Lengren, che ha letto di Levi “Cristo si è fermato a Eboli, cerca sul tablet la mappa dell’Italia e commenta “Per quanto mi riguarda, fermerei il mio viaggio ai confini tra Lazio e Campania”. Si leva la protesta di Lomberg: “Io a Napoli ci sono stato e, credetemi, me la sono goduta senza problemi”. Bergman, rispettato dal gruppo per doti di equilibrio e saggezza, suggerisce di prescindere da esperienze personali. “Il compito che ci siamo dati prevede di esprimere pareri su qualità, compatibilità ed effetti collaterali dei programmi televisivi importati, qual è appunto ‘Gomorra’ e rispondo con due riflessioni dettate dal buon senso. Quanta responsabilità c’è a monte di eventi seriali raccontati dai media televisivi? Molta per quanto accertano gli istituti di rilevamento. Modalità d’esecuzione e identità delle vittime di omicidi, sono parametri accertati nei casi di emulazione. Spiegano la reiterazione delle stragi compiute negli Stati Uniti da uomini armati che uccidono innocenti, l’impressionante frequenza dei femminicidi in Italia, l’autoinduzione al suicidio e forse, in qualche misura, perfino la follia collettiva degli attentati terroristici. La mia opinione? Rispedire al mittente la serie “Gomorra”, non fosse altro che per non scoraggiare gli svedesi intenzionati a includere Napoli nei loro itinerari turistici”. Mister Akerlung: “Saviano, autore di “Gomorra”, nega che i boss della camorra protagonisti del libro e della trasposizione televisiva siano eroi, che inducano a emulazione”. Lendgren: “Vorrei vedere che sostenesse il contrario. Ho un piccolo manuale dei detti in lingua napoletana. Dice di un passante che chiede al chiosco di un venditore di bibite se l’acqua è fresca. La risposta, ovvia, è ‘sembra neve’”. Conclude Akerlung. “Navigate in Internet, cercate la pagina di commenti dei Procuratori italiani Antimafia. Dicono che Gomorra non coglie alcun aspetto della camorra di oggi, che umanizza i boss”. E Saviano? “La serie deve difendere se stessa, devono farlo i produttori, l’autore, gli attori”. E come, non chi ha scritto il libro da cui è tratta la fiction?

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