A TEATRO CON LA GRAN LOGGIA / LA GUEST STAR E’ PAOLO MIELI

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Gran cultura e magna erudizione al Teatro Piccolo Eliseo di Roma lo scorso fine novembre. Si festeggiano i 300 anni della ‘massoneria moderna’, riuniti da tutta Italia cappucci e grembiulini affiliati alla “Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M.”, la seconda obbedienza dopo il Grande Oriente d’Italia.

A far gli onori di casa il Gran Maestro Antonio Binni che alza i veli e proclama: “se stasera abbiamo rotto la nostra abituale riservatezza, è perchè vogliamo che il contributo della massoneria nella storia d’Italia sia conosciuto”.

Guest star Paolo Mieli, pluridirettore al Corriere della Sera.

Davanti a un uditorio raccolto in estatico silenzio, comincia la Lectio Magistralis dell’ex sessantottino: “Sulla massoneria c’è stata una demonizzazione che non può non essere osservata dagli storici. Uno dei motivi per i quali una corretta storia della massoneria non è stata ancora scritta, è perchè finora nella cultura delle persone che non ne fanno parte c’è un senso di colpa per la scarsa sensibilità rispetto alle ingiuste persecuzioni subite in questi 300 anni”. Ohibò: non ci avevamo mai pensato.

Prosegue il Verbo: “Il sacrificio della Massoneria durante il fascismo non è stato minore di altre associazioni politiche, con l’aggravante che la Massoneria non era una associazione politica”. Accipicchia.

La Luce continua ad illuminare la sala: “Anzi, nel 1909 c’è stata una scissione proprio per gli eccessi di compromissione con la politica. Fu una scissione importante, una scelta etica, come se chi volle questa divisione capisse, con un anticipo di 100 anni, cose che sarebbero potute avvenire dopo”. Caspiterina, 100 anni avanti!

Così viene scritto sul sito della Gran Loggia di piazza del Gesù, palazzo Vitelleschi: “Nel corso della Lectio Paolo Mieli ha ricordato il Gran Maestro Giovanni Ghinazzi e la sua scelta lungimirante di consentire nel 1958 l’ingresso in massoneria alle donne. Così come l’estraneità della Gran Loggia d’Italia nella vicenda della P2. ‘Il fatto che non si sia operata una distinzione nei vostri confronti – ha sottolineato – è una brutta pagina della storia’”.

Dalla P2 alle mafie il passo non è poi così lungo. E il Verbo del Maestro Mieli giunge puntuale: “La storia della massoneria è una storia articolata e complessa, dove ci sono molti soggetti. Trattarla come un’organizzazione criminale nel suo insieme contiene una riproposizione dei giudizi più arcaici, più reazionari della storia di questi 300 anni. L’idea che un’intera organizzazione che ha questa complessità venga trattata con il modo di fare di ogni erba un fascio, è un modo che non va bene nella cultura moderna”.

Viva la Storia al Mieli.

 

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