ROBERTO ROSSI / DALLA BAGARRE BANCHE AL PROCESSO DI GENOVA

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Giorni duri per il procuratore capo di Arezzo, Roberto Rossi, alle prese sia con le rogne della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche che con un brutto processo in corso di svolgimento a Genova.

Sul primo fronte, dopo l’audizione che ha suscitato un vespaio di polemiche per la sua versione pro babbo Boschi, Rossi dovrà essere sentito una seconda volta, per precisare lo stato delle indagini in corso ad Arezzo, e da lui stesso coordinate, sul caso Etruria.

Sul secondo fronte, invece, dopo un palleggiamento durato quattro anni con Firenze, al tribunale di Genova è partito il processo a carico di un ex poliziotto che aveva lavorato gomito a gomito con Rossi. Da una costola della vicenda, poi, ha preso il via anche un procedimento davanti al Csm a carico di Rossi (che invece al processo di Genova risulta parte offesa).

Ma cosa è successo? Stefano Incitti, il poliziotto, tra il 2010 e il 2011 era in servizio alla procura di Arezzo, lavorando a stretto contatto con Rossi, prima sostituto e poi procuratore capo. Secondo le tesi accusatorie, Incutti si era infilato in un giro di estorsioni che prendevano di mira alcuni imprenditori locali, come ad esempio Stefano Fabbricini, al quale avrebbe chiesto 50 mila euro, per garantirgli una presunta protezione rispetto ad alcune indagini: e avrebbe millantato, Incitti, di poter intervenire sull’allora procuratore capo Carlo Maria Scipio, sul sostituto Rossi e su “un superiore diretto”, che avrebbe dovuto essere l’allora procuratore generale di Firenze.

Dall’inchiesta è nato poi un altro procedimento, relativo ad un appartamento: Incitti accusa Rossi di averne usufruito gratuitamente, per incontri personali. Da qui è scattato il procedimento, ancora in corso, davanti al Csm.

Rossi è stato ascoltato come parte offesa dal tribunale di Genova lo scorso 5 dicembre.

Durissimo il contenuto di un’interrogazione parlamentare presentata dai 5 Stelle il 27 novembre. L’interrogazione parte dal caso Eutelia, finito sotto processo ad Arezzo tra incredibili vicende, compresa la sparizione delle intercettazioni chiave, circostanza che ha consentito il proscioglimento di uno degli imputati da novanta, l’avvocato della famiglia Landi che ha fondato Eutelia, lo svizzero Pier Francesco Campana.

Eccone un passaggio: “nell’ambito dell’inchiesta Eutelia il tribunale di Arezzo si era già espresso con la sentenza di condanna degli altri imputati, tra cui quella a 9 anni di Samuele Landi, ex amministratore di Eutelia, latitante a Dubai. Per quanto il procedimento possa andare avanti (infatti è già stata fissata la prima udienza della terza sezione della Corte d’Appello di Firenze al 22 febbraio 2018), la questione acquisisce un altro sapore, a parere degli interroganti, se si pensa ad un’altra vicenda, inizialmente riportata su ‘lavorareagile.blogspot‘ in data 17 maggio 2012, che segnalava come: ‘In seguito ad una perquisizione nell’abitazione di un poliziotto aretino di nome Antonio Incitti, la procura di Genova ha rinvenuto oltre 500.000 euro in contanti e dall’esame del suo computer anch’esso sequestrato è stata trovata una contabilità che coinvolge nel giro di soldi due importanti magistrati inquirenti di Arezzo’”. Con ogni probabilità viene aggiunto uno zero in più, perchè le cronache parlano di 50 mila euro.

Prosegue l’interrogazione del 27 novembre scorso, che a sua volta riprende il blog: “Il poliziotto lavora (all’epoca, 2012, ndr) nella procura di Arezzo e questi soldi contanti sarebbero stati pagati da imprenditori locali per addomesticare scottanti inchieste su cui i magistrati lavoravano o lavorano. Or bene, questo poliziotto Antonio Incitti è uno degli agenti a diretto riporto del Pm Rossi Roberto, per chi non lo sa quello dell’inchiesta Eutelia”. E, oggi, della verbalizzazione bollente davanti alla commissione banche.

Ha chiarito fino in fondo questa brutta storia la ‘parte lesa’, il procuratore capo Rossi, all’udienza genovese del 5 dicembre?

 

Nella foto Roberto Rossi

 

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