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Vuoi vedere che Magenta è in Toscana? Sì, per Salvini


6 dicembre 2017 autore: Luciano Scateni



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Giunse a Napoli, emigrante a ritroso in tempo di esodo dal Sud. Mio nonno Aristide lasciò la sua Toscana con moglie e cinque figli maschi. Si partì dalla terra di Castagneto Carducci, comunità che si inserisce nel cuore della maremma livornese, territorio pianeggiante lungo la costa, dove peraltro si trova la Riserva Faunistica di Bolgheri, mentre si innalza nell’entroterra. Alla nascita di chi scrive, la nonna, scrutato il colore purpureo dei capelli del neonato, profetizzò con sommo gaudio di timorata di Dio “Questo fanciullo diventerà un cardinale” Mai previsione fu più lontana dal vero e il rosso connotò il sottoscritto in tutt’altra direzione.

Mi ha molto divertito la competenza geografica di Salvini che gongolando per supposti fischi al Matteo rivale, di cognome Renzi, ha testualmente declamato la seguente corbelleria: “Renzi fischiato e contestato da ex operai della Lucchini. Qui, in provincia di Magenta tutto bene.” Magenta? Magenta è un comune italiano della città metropolitana di Milano, in piena Lombardia. Ascolti un consiglio signor Salvini: utilizzi al meglio i mesi che ci separano dalla prossima tornata elettorale. Si iscriva a una scuola serale e e tragga profitto dall’insegnamento di un bravo docente di geografia.

Parte male (ma è la tesi dei maligni), il Liberi e Uguali di Grasso, D’Alema, Bersani, Fratoianni e associati. Da sinistra, la stessa a cui presumibilmente punta il nuovo movimento, piovono contestazioni e censure. Un segno di penna blu sottolinea l’assenza nel logo della parola “sinistra” e i più ritengono che a comandare la baracca non sia l’ex magistrato prestato alla politica, perché eterodiretto dal gatto e la volpe, al secolo il binomio D’Alema-Bersani. Traballa già l’impianto del neo partito, mix di fuoriusciti del Pd, nostalgici di falce e martello, sinistra radicale, frange sparse di estremismo. Dalla sponda di Sinistra Italiana parte un missile terra-terra e deflagra: in centonove, amministratori, iscritti e segretari provinciali, si autosospendono e rivendicano la nascita di un’alternativa vera al renzismo. Così com’è nato, denunciano, Liberi e Uguali somiglia a “Italia bene comune di Bersani”, che perse le elezioni politiche del 2013. A dire dei delusi “il gioco delle tre tavolette’ è stato imposto dall’alto, non ha consentito ampi tempi di consultazione e ha messo in campo forze politiche che hanno sostenuto e non sconfessato, le politiche liberiste dei governi Monti, Letta, Renzi Gentiloni”. E’improprio etichettare con un il significativo termine caos il “facimmo ammuina” che agita la sinistra con effetti devastanti?

Per non frasi mancare niente nell’emulazione di corrotti sparsi in dosi omogenee nella palude della politica italiana, la signora Francesca Barracciu, Pd, ex sottosegretaria alla cultura, è stata condannata a 4 anni e alla sospensione dai pubblici uffici per peculato aggravato. L’imputazione: fondi destinati ai gruppi consiliari della regione Sardegna spesi per fini non istituzionali. Lo scandalo risale al tempo in cui la Barracciu era consigliera regionale. La cifra contestata è di ottantuno mila euro, spesi in viaggi per suoi motivi politici e pieni di benzina utilizzati con l’auto personale. Inoltre, la società Evolvere Srl, che faceva capo al compagno, avrebbe organizzato alcuni seminari compensati con 3600 euro. La condannata si dice ottimista sull’esito dell’appello. Non sono complottista, commenta, e ricorda: “Mi sono addormentata il 30 settembre 2013 alle due del mattino, come candidata alla presidenza della Regione, e alle 8 del mattino dell’1 ottobre avevo l’avviso di garanzia in casa.




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