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SCORIE RADIOATTIVE / SOS NELLA ZONA OVEST DI NAPOLI


6 dicembre 2017 autore: PAOLO SPIGA



pianura

Zona ovest di Napoli nella morsa delle emergenze ambientali. Epicentro il vastissimo quartiere di Pianura, che si estende dalle propaggini di Fuorigrotta fin verso Pozzuoli.

Area storicamente presa d’assalto da mattone selvaggio e speculazioni edilizie d’ogni razza, fin dagli anni ’60-’70 e continuate senza sosta. Poi man mano costretta ad ospitare mega discariche dove sono stati recapitati perfini i fanghi super tossici dell’Acna di Cengio e altre enormi quantità provenienti da aziende inquinanti del Nord.

Adesso è la volta di possibili rifiuti radioattivi interrati in un’area, appunto tra Pianura e Pozzuoli, denominata ‘Cratere Senga’. L’allarme è partito da una sigla ambientalista attiva nella zona, l’associazione ‘Rinascita Campi Flegrei‘, il cui presidente, Vincenzo Russo, pochi giorni fa è stato ascoltato dalla Commissione regionale Ambiente e Protezione civile.

Ha denunciato Russo: “Il cratere Senga nel corso degli anni è stato oggetto di sversamento di circa 45 milioni di tonnellate di rifiuti tossici, mentre in un canalone di collegamento tra Pianura e Pozzuoli, come denunciato nel 1992 dal pentito di camorra Nunzio Perrella, sono state sversate cassette stagne provenienti dalla Germania, contenenti scorie radioattive”.

Come al solito arriviamo dopo vent’anni e passa. Così era successo per le verbalizzazioni di un altro pentito, Carmine Schiavone, zio del celebre ‘Sandokan’, il quale aveva raccontato nel 1996 di tutti gli sversamenti super tossici e illegali avvenuti nell’area che dal casertano porta fino a Formia. Verbalizzazioni finite a marcire in un cassetto, dimenticate dagli inquirenti e anche dalla commissione parlamentare sul ciclo mafioso dei rifiuti, e solo tre d’anni fa saltate fuori. Poi, miracolosamente, Schiavone è caduto da un alberto morendo sul colpo…

Tornando a Pianura, le dichiarazioni di Russo sono state trasmesse dal presidente della Commissione, Gennaro Oliviero, all’Arpac, l’Agenzia regionale per l’ambiente, affinchè effettui subiti i controlli e le verifiche del caso. Succederà qualcosa, dopo un quarto di secolo di letargo, e con un’Arpac che non ha mai brillato per i suoi risultati, carrozzone tipico della burocrazia regionale e storico rifugio clientelare?

C’è poi un altro rischio, per la zona, quello vulcanico. E’ stata infatti appena confezionata, dalla stessa Regione, una mappatura del territorio dei Campi Flegrei, un dettagliato monitoraggio per individuare le zone di raccolta della popolazione in caso di eruzione nella bollente caldera. E quella di Pianura è una delle zone a maggior rischio, per la sua vicinanza. Piove sul bagnato.

 

Nella foto il quartiere Pianura




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