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Lotta continua


4 dicembre 2017 autore: Luciano Scateni



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Avanti tutta. La nave in tempesta della sinistra naviga spedita contro grossi frammenti di iceberg nei mari glaciali che attraversa e moltiplica i danni da avaria arrecati allo scafo nell’impatto con micidiali ostacoli. Al puzzle del disastro mancava di inserire un paio di tasselli e si è provveduto con tempismo. All’osservatore smaliziato suggeriscono un paio di soluzioni. La prima, che i Renziani condannano, esclude il fantapolitichese e avanza deciso il sospetto che il raid a cannonate e missili terra-terra contro il fortino del Pd, mascheri il perverso disegno di lavorare per la sconfitta del centrosinistra alle prossime politiche e la crocefissione di Renzi e compagni sul Golgota, ad opera dei politici rottamati. Se la tesi apparisse maligna, ostile al manipolo eterodiretto dal trinomio D’Alema, Bersani, Speranza puntellato da pezzi spasi di sinistra radicale, si potrebbe dirottare il busillis su un altro funambolico territorio d’indagine. E’ solo frutto di fantasia underground, di deviante ottimismo l’idea di incontri sul cucuzzulo più alto dell’Himalaia, dunque in protezione da orecchie e occhi indiscreti, tra Renzi Martina, Boschi, e D’Alema, Bersani, Speranza (più l’ala oltranzista della Cgil)? Su carta pergamena cani e gatti avrebbero siglato un patto segretissimo di non belligeranza. Un’importante postilla stabilirebbe di fingere la lite per catturare voti moderati e di vetero sinistri e ricongiungerli post urne con una sacra alleanza di governo. Ad alimentare questa machiavellica invenzione si ascriverebbe anche il divorzio De Benedetti-Scalfari. Convince che un antico sodalizio vada a puttane per l’incauto dilemma sottoposto al fondatore di Repubblica, che alla domanda “Voterebbe come premier Berlusconi o Di Maio” ha risposto “L’ex cavaliere?” All’analisi che denuncia come strumentalmente finto il conflitto Renzi-Grasso si deve ascrivere anche la sterzata a sinistra del quotidiano direttore da Mario Calabresi e l’esodo di Enzo Mauro? Fosse attendibile, il marchingegno tattico della sinistra proporrebbe una degna conclusione delle ambiguità che l’hanno ridotta al minimo di consensi. Motiverebbe anche l’anomalia di Grasso alla testa dei nuclei sparesi della sinistra radicale e la disdicevole concomitanza con il ruolo di vice Mattarella, istituzionalmente obbliagato a imparzialità super partes e con la casella in bianco alla voce “esperienza politica”. In platea per la sua consacrazione, gli orditori della trama (anche la Camusso) hanno ascoltato il neo leader di “Liberi e uguali” senza battere ciglio, in perfetto e improprio ermetismo, da registi occulti dell’operazione.

Davvero crede qualcuno che Grasso sia l’unto del Signore santificato dalla coppia D’Alema-Bersani, disposti a cedere la bacchetta del direttore d’orchestra a chi non pronuncia verbo senza leggere quanto ha, o gli hanno scritto?

Porta acqua al mulino di un presunto scontro “per finta” la capiente autobotte di De Benedetti, ombra dominante la linea politica del giornale che alla domenica ospita il fondo di Scalfari. Chiedono all’ex dell’Olivetti se Renzi l’ha deluso. “Ha deluso non solo me, ma tantissimi italiani. Ha sbagliato sul referendum e a non trarne le conseguenze. Avrebbe dovuto concedersi due o tre anni di pausa. Andare in America, studiare, imparare, conoscere il mondo. Magari l’avrebbero richiamato a furor di popolo”. E Gentiloni premier? “Ne abbiamo un gran bisogno. È stato un calmante nell’isteria della politica renziana”.

Renzi, da Fazio: “Votare Grasso è un favore a Salvini e Berlusconi”.

Ovvero, c’era una volta la sinistra. E’ destinata a salire la temperatura della febbre pre-elettorale. Al suo culmine, terminato lo spoglio dei voti di primavera, contagerà vinti e vincitori. Fosse il tempo giusto, sarebbe “divertente” spaccare in due l’uovo di Pasqua e trovare la sorpresa di una mini scultura che immortali, stretti in un abbraccio solidale, Renzi, Grasso e compagnia bella.




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