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Veltroni: antifascismo in piazza


3 dicembre 2017 autore: Luciano Scateni



antifascismo

Era l’Italia ottobrina quando queste note quotidiane hanno detto a voce alta di fondati timori, che superati i limiti di tolleranza per i segnali sempre più frequenti e spavaldi di rigurgiti fascisti, era evidente il rischio di pericolose estensioni del fenomeno. Di qui la richiesta di investire la democrazia perché rispetti nei fatti il dettato costituzionale, del suo inequivocabile capitolo che vieta l’apologia del ventennio. Il rischio del non ascolto si è rivelato devastante. Hanno alzato il tiro della provocazione i gruppi di estrema destra, taluni perfino accreditati come interlocutori politici, ha strizzato loro l’occhio, anzi tutti e due gli occhi, il centrodestra e si è rapidamente associata la Lega, ingolositi l’uno e l ’altra dalla prospettiva di introiettare consensi elettorali estremisti. Sconcerta, ma solo i ciechi per convenienza, il caso (ma è solo l’ultimo) della caserma dei carabinieri di Baldissera, che a Firenze si affaccia sull’Arno. Ben visibile, nella camerata dove dormono i militi, campeggia la bandiera dei neonazisti europei. Su una delle pareti della caserma sede del comando regionale è affisso un poster di Salvini, armato di mitra e con in dosso una sciarpa della Roma. (è un fotomontaggio e chi è ne è l’autore, quanti lo condividono?)

Dopo mesi di placido studio della recrudescenza del fascismo, quel che resta della sinistra si desta dal torpore, occupata com’è a dirimere beghe interne e finalmente suona l’allarme. Veltroni (è il titolo di la Repubblica): “In piazza per fermare l’onda nera, la democrazia è a rischio”. Bersani, astuta volpe dei pacchetto rottamati, profitta del clima teso che grava sulla questione: “Per battere il neofascismo ci vuole la sinistra”. Ma quale sinistra. Senza infierire, che non ce n’è bisogno, l’ovvia domanda: in questo allarmante lasso di tempo cosa ha messo in campo la sinistra?

In generale è davvero difficile estrapolare dalla memoria i sistematici fallimenti delle numerose scissioni. L’esito di esodi dei movimenti che si definiscono “sinistra più a sinistra” è stato il naufragio di piccoli e ininfluenti atolli dell’arcipelago, con peso politico vicino allo zero. Ora, la nascita di “Liberi e uguali” gode di una simbologia suggestiva, vagamente marxista. A guidarla è chiamato Grasso, neofita della politica, che esaurito il transito dalla magistratura al ruolo istituzionale di vice presidente della Repubblica, intende prolungare il protagonismo politico acquisito. Grasso: “Noi il voto utile”. Utile a chi? Respinta ogni avance di ricomposizione in chiave elettorale della sinistra disgregata, l’asse di dissidenti e fuoriusciti del Pd, congiunto ai movimenti Mdp, Si e Possibile, non esce allo scoperto, ma chi ha sale politico in zucca intuisce che il segreto obiettivo del dualismo elettorale prelude alla procurata sconfitta del Pd e alla successiva defenestrazione di Renzi. Il guaio è che sarebbe politicamente suggestivo cambiare rotta, ma se il progetto alternativo fosse davvero l’antidoto per contrastare centrodestra e 5 Stelle. E non lo è. Morale della favola? L’unico, vero sconfitto sarà il centro sinistra.




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