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DRAGHI & SACCOMANNI,  ATTENTI A QUEI DUE / L’OK ALL’OPERAZIONE MPS-ANTONVENETA 


2 dicembre 2017 autore: Andrea Cinquegrani



cop saccomanni

Mario Draghi

Mario Draghi

Sarà Fabrizio Saccomanni, ex ministro dell’Economia nel governo Monti, il prossimo presidente di Unicredit. Può contare sul gradimento dell’amministratore delegato, Jean Pierre Mustier, ma soprattutto su uno sponsor da novanta, il vertice della BCE Mario Draghi. Amici per una vita, Draghi e Saccomanni, e allo stesso tavolo nella super riunione che diede l’ok definitivo alla manovra più scellerata nel panorama bancario, l’operazione Antonveneta.

Sorge spontanea una domanda: come mai non saranno sentiti davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche guidata da Pierferdinando Casini? Eppure i due potrebbero raccontare tanto su quell’operazione e sulle spericolate acrobazie targate Monte dei Paschi di Siena. E dovrebbero rendere conto del loro operato: come mai due banchieri di tale calibro non si sono accorti della super truffa? Perchè, ora, nessuno accerta le loro responsabilità?

Invece lorsignori vengono premiati: Saccomanni presidente di Unicredit e Draghi, ora saldo al timone della BCE, caso mai l’asso nella manica di Silvio Berlusconi per le prossime politiche…

SUPER SACCOMANNI, DAI VERTICI BANKITALIA A QUELLI UNICREDIT

Fabrizio Palenzona. In apertura Saccomanni

Fabrizio Palenzona. In apertura Saccomanni

Ma partiamo dal clamoroso ritorno di Saccomanni sulla scena finanziaria. E’ già stato cooptato nel cda di Unicredit, prendendo il posto di Fabrizio Palenzona, passato alla guida del super fondo Prelios. Il 4 dicembre lo statuto della banca viene rinnovato e su questa base in primavera verranno nominati i nuovi organi sociali e Saccomanni potrà finalmente essere proclamato presidente.

Sembrava uscito dalla scena finanziaria e politica, Saccomanni, dopo l’esperienza di via XX settembre. E invece, quatto quatto, è tornato in sella. Anzi sul trono.

Pochi lo sanno, infatti, ma tre anni fa Saccomanni era stato richiamato, proprio nella sua Bankitalia, per occupare la poltrona di “direttore generale onorario”, carica che non esisteva prima e che è stata inventata apposta per lui. Detto e fatto, in gran segreto, in piena estate 2014.

L’unico ad accorgersene il presidente dell’Adusbef, l’associazione a tutela dei risparmiatori, Elio Lannutti. E sono state proprio Adusbef e Federconsumatori a chiedere una spiegazione al governo: e cioè per sapere “se siano compatibili le misure di austerità e i sacrifici richiesti da Bankitalia e Bce a lavoratori, famiglie, pensionati al minimo, con tali nomine onorifiche che danno l’impressione di sperperi e sprechi”, e soprattutto per far luce sui reali costi che comporta la nomina di Saccomanni. “Nel pacchetto – s’interrogava Lannutti – rientrano pure auto blu, autista, segreterie, uffici e spese di rappresentanza? Il tutto per appagare l’autocelebrazione del ministro dell’Economia tra i più deludenti, tanto da essere soprannominato ‘Saccodanni’ e sarà ricordato per il regalo elargito alle banche da 7 miliardi e mezzo di euro, proprio dalla rivalutazione delle quote di Bankitalia”.

Elio Lannutti

Elio Lannutti

Passiamo all’operazione Antonveneta, dove ritroveremo, strada facendo i due amiconi, Draghi e Saccomanni.

Per ricostruire il contesto ricorriamo ancora a Lannutti, e al fresco di stampa “Morte dei Paschi di Siena”, scritto a quattro mani con Franco Fracassi per le edizioni PaperFirst. Eccoci al capitolo “La madre di tutti gli affari” e al paragrafo “Il girone dei ciechi professionisti”.

LA GRANDE TRUFFA, MINUTO PER MINUTO

Banca d’Italia, delibera numero 154, del 17 marzo 2008. Visto quanto disposto dalle vigenti istituzioni di vigilanza, tenuto conto degli esiti dell’istruttoria, considerate le finalità e le caratteristiche delle operazioni e avuti presenti gli impegni assunti al fine di sostenere l’onere sotto il profilo patrimoniale, finanziario ed economico, si rilascia a Banca Monte dei Paschi di Siena l’autorizzazione all’acquisizione di Banca Antonveneta”. L’operazione “non risulta in contrasto con il principio della sana e prudente gestione”. Firmata, Mario Draghi (all’epoca al timone dell’istituto di vigilanza, ndr).

libro LannuttiContinuano Lannutti e Fracassi: “Nonostante il prezzo esorbitante pagato per Antonveneta, il prezzo esorbitante pagato per Interbanca (peraltro senza acquistarla), gli infiniti bonifici avanti e indietro per il pagamento di Antonveneta, i passaggi di denaro senza senso intorno a Interbanca, i prestiti immotivati e la palese stranezza di tutta l’operazione, la Banca d’Italia disse sì. (…) Eppure la legge parlava chiaro, obbligava la Banca d’Italia ad accertarsi, prima di dare l’autorizzazione, che l’acquirente avesse le spalle solide e che il tutto fosse fatto rispettando criteri di sana e prudente gestione. Perfino dopo che erano state palesemente ignorate, da parte di Mps, le raccomandazioni ricevute, nessuno intervenne”.

Prosegue il racconto: “Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia, aspirava a diventare presidente della Bce. Fu, forse, per questo motivo che delegò ad altri ogni decisione? Che fece finta di non vedere quello che stava accadendo? Di lasciare che Mussari (Giampiero, l’ex amministratore delegato Mps, ndr) suicidasse il Monte? Draghi era anche presidente del Financial Stability Forum, l’organismo internazionale preposto a vigilare su operazioni come le acquisizioni di Abn Amro e Antonveneta. Ma anche da FSF ci fu solo silenzio”.

E ancora: “Eppure, almeno un’occasione per fermare l’operazione, Draghi la ebbe. L’ha ricordato l’allora direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, ascoltato dalla procura di Siena: ‘Alcuni giorni prima dell’autorizzazione concessa da Banca d’Italia, nei primi giorni del marzo 2008, vi fu un incontro in Banca d’Italia con i vertici di Mps, al quale partecipai. All’incontro erano presenti il governatore Draghi, il sottoscritto, la dottoressa Tarantola per la Banca d’Italia, l’avvocato Mussari e il dottor Vigni per Mps”.

Anna Maria Tarantola

Anna Maria Tarantola

Scrivono gli autori: “I simboli di questo disastro furono il direttore generale e il capo della Vigilanza della Banca d’Italia, rispettivamente Fabrizio Saccomanni e Anna Maria Tarantola. Poi, quando emerse il disastro compiuto dai due burocrati, cosa accadde? Furono licenziati? Tre anni dopo, il presidente del Consiglio Mario Monti scelse Saccomanni come suo ministro dell’Economia e premiò Tarantola con la presidenza della Rai. E Draghi? Dopo tre anni fu eletto alla presidenza della Bce, sedici giorni prima che Monti si insediasse a Palazzo Chigi. Poco dopo il suo trasloco a Francoforte, la Banca d’Italia si accorse finalmente che qualcosa non andava nell’operazione Antonveneta

E ancora: “Anche il ministero dell’Economia ebbe le sue responsabilità nell’omesso controllo. Il derivato Fresh, e il successvo Trors, furono entrambi autorizzati dall’allora direttore generale del dipartimento del ministero del Tesoro, Vittorio Grilli. E quando il ministro Saccomanni cadde in disgrazia, indovinate chi fu scelto dal presidente del Consiglio Mario Monti per sostituirlo? Grilli”.

VATICANO, OPUS  & CAPPUCCI

Non poco istruttiva un’altra ricostruzione effettuata dai due autori: ossia il ruolo giocato da massoneria e Opus Dei nell’operazione Antonveneta.

Così si legge in una lettera pubblicata sul sito del Pd senese: “Giuseppe Mussari da Catanzaro è stato uno dei più acclamati ospiti nel convegno di studi su ‘Etica e finanza nel Terzo Millennio‘ promosso e organizzato dal Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Toscana e del Grande Oriente d’Italia, massoneria universale di Palazzo Giustiniani, in collaborazione con l’associazione ‘La Piramide‘, svoltosi a Lucca presso Villa Bolini. Ovviamente il tutto è avvenuto sotto l’occhio vigile del Gran Maestro Gustavo Raffi e del presidente del Collegio Toscano Stefano Bisi, direttore del Corriere di Siena”. Quel Bisi che poi diventarà il successore di Raffi come Gran Maestro del GOI; un Bisi molto legato a David Rossi, il responsabile della comunicazione Mps volato giù dal quarto piano di palazzo Salimbeni…

Sempre a proposito dell’ex amministratore delegato Mps Mussari, attualmente sotto processo a Milano e a Firenze, viene scritto: “Poi, finalmente, arrivò quella che lui considerò la sua grande occasione. Accettare di acquisire Antonveneta gli avrebbe permesso di giocare su tutti e tre i tavoli contemporaneamente. Avrebbe reso felici i banchieri della finanza cattolica, alcuni dei quali molto influenti nell’Abi, come Giovanni Bazoli. Avrebbe reso felice l’Opus Dei, spalancandogli le porte del Vaticano, facilitandogli la candidatura alla presidenza delle Ior. Avrebbe reso felice Giulio Tremonti, tenendosi aperta la possibilità di ricevere una poltrona nell’eventuale nuovo governo. Avrebbe reso felici perfino Romano Prodi e i vertici del Partito democratico, tanto innamorati delle fusioni bancarie”.

Ancora. “Lo Ior venne coinvolto direttamente nell’affare. I dirigenti delle Ior organizzarono incontri qui in Vaticano”.

Paolo Mondani, per Report, interroga l’anonimo monsignore che lavora nelle finanze vaticane.

E chiede: “Mussari era accompagnato da qualcuno in quegli incontri, lei se lo ricorda?”.

“Veniva con David Rossi, il povero ragazzo scomparso tragicamente”.

“E David Rossi conosceva qualcuno allo Ior?”.

“Conosceva il direttore Cipriani. Tra loro parlavano spesso”.

Viene ricostruito in ‘Morte dei Paschi‘: “Agli incontri, oltre a Mussari e Rossi, partecipavano il direttore dello Ior, Paolo Cipriani, monsignor Piero Pioppo, prelato dello Ior (una carica che non ha funzioni operative dirette, ma che ha, per statuto, accesso a tutti i documenti bancari), Andrea Orcel (Merryll Lynch), Ettore Gotti Tedeschi (Santander), oltre ai rappresentanti di Goldman Sachs, Citigroup e Merrill Linch e Michele Briamonte, partner dello studio legale di Torino Grande Stevens e, contemporaneamente, nel cda di Mps e dello Ior. Incontri confermati indirettamente dalle agende sequestrate dalla magistratura a Mussari, nelle quali risultò esserci più di un riferimento esplicito agli incontro con Gotti Tedeschi, l’emissario di Botin in Italia”.

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